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(ASI) Quello che ci appare come un paradosso inizia a farsi largo nelle case degli italiani, sempre più insofferenti al concetto di tolleranza. Già Voltaire, in clima pre rivoluzionario, scriveva: Perché un governo non abbia il diritto di punire gli errori degli uomini, è necessario che questi errori non siano delitti; essi non sono delitti se non quando turbano la società, e turbano la società nel momento in cui ispirano il fanatismo. Bisogna dunque che gli uomini, per meritare la tolleranza, comincino col non essere fanatici." (Voltaire, Trattato sulla tolleranza, cap.18)

Può la tolleranza allontanare l'integrazione? Sembra paradossale ma sono tanti gli italiani che oggi risponderebbero di sì e lo stesso Voltaire ne era consapevole.

Atti di violenza, gesti di disperazione. È forse la troppa tolleranza ad aver messo in ginocchio il nostro Paese?

Già da tempo ci si preoccupa di diffondere questo valore fra le giovani generazioni per contrastare qualsiasi forma di razzismo verso altre religioni, culture e modi di pensare. Non è raro che, svoltando l'angolo, si scorgano nei vicoli delle nostre città, bande di ragazzi con ideali neofascisti (se non addirittura neo-nazisti) intenzionati a picchiare il primo extracomunitario che capiti loro sotto mano.

E ad essere presa di mira non è solo questa 'categoria' ma anche quella degli omosessuali, dei malati, dei tossicodipendenti. In una parola i "diversi".

Ma cosa intendiamo per 'diverso'? E quale accezione attribuiamo al concetto di tolleranza? La tendenza diffusa a manipolare le parole e a farne un uso deviato impedisce di cogliere le sfumature di determinati fenomeni e di darne una corretta interpretazione.

Se ci soffermiamo su questo concetto sfuggendo alle considerazioni superficiali e generalizzate scopriamo che la persona tollerante non è quella disposta a sopportare e a subire passivamente ma, piuttosto, quella aperta al confronto e rispettosa delle idee e delle culture altrui.

Spesso siamo vittime di una tolleranza passiva che ci spinge all'indifferenza ed esclamiamo con fare rassegnato: "Siamo in Italia! " quando ci capita di assistere a scene di violenza fra extracomunitari (non ultima l'aggressione avvenuta a Milano lo scorso 3 febbraio ai danni di un tunisino ferito a colpi di mannaia) o a spaccio di droga a cielo aperto.

E se, da una parte, aleggia lo spirito di rassegnazione, dall'altra c'è chi si definisce ormai "intollerante allo stesso principio di tolleranza" dei cui limiti parlava lo stesso Voltaire, nonostante ne fosse sostenitore. Le idee e i comportamenti, infatti, vanno rispettati fino a quando non divengono lesivi della libertà altrui sfociando in veri e propri fanatismi e in manifestazioni di puro estremismo.

Il solo rimedio che possa condurre ad un cambio di scenario e alla realizzazione concreta di una democrazia consiste nell'istituzione di rigide regole di convivenza senza concessione di sconti o indulgenze. Il grido degli italiani è rivolto a coloro che ci governano e che dovrebbero farsi carico di tutto questo.

Solo procedendo in tal senso tolleranza ed integrazione potranno "prendersi a braccetto" per realizzare una società migliore in cui la diversità non rappresenti più un problema ma una risorsa.

 

Maria Vera Valastro- Agenzia Stampa Italia

 

 

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