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(ASI) Dopo due ore di discussione, il Consiglio Comunale del Comune di Bassano del Grappa (Vi), ha deciso, all'unanimità, di conferire la cittadinanza onoraria ai giovani "giustiziati" in città il 26 settembre del 1944. Questo è successo il 26 settembre 2013, alle ore 19.00 circa.

La cittadinanza onoraria si riferisce ai fatti dei "martiri del Grappa", ossia quel rastrellamento avvenuto nel settembre del '44 sul Massiccio, che ha portato alla "deportazione" e alla conseguente eliminazione delle forze partigiane che operavano in zona.

Il consiglio comunale ha voluto creare "48 nuovi cittadini onorari bassanesi", seppure, nessuno di loro, fosse originario di quella città. Una perplessità non da poco. Prima di arrivare a ciò, è bene inquadrare il contesto storico di quello che è conosciuto come "massacro del Grappa".

All'inizio di settembre 1944, nell'ambito di una vasta azione antipartigiana, il comandante tedesco Kesserling ordinava anche la "bonifica" dei territori del Grappa, una zona strategicamente importante per i tedeschi.
Il massiccio del Grappa, appartenente alle Prealpi, si trova all'interno di una zona strategica, che doveva essere controllata ad ogni costo.

Kesserling ordinava il rastrellamento. Le operazioni, previste per una settimana circa, duravano invece solamente due giorni. Venivano impiegati circa 10000 uomini, affiancati dai militi della Legione "M Tagliamento", dalle Brigate Nere di Vicenza e di Treviso  e da volontari della Guardia Nazionale Repubblicana.

Gli esiti del rastrellamento furono perfetti, da un punto vista militare, terribili per il territoio. Interi villaggi bruciati, sterminato il bestiame, distrutti i raccolti, incendiati tutti i fienili. Furono eliminati numerosi civili e partigiani. Il numero esatto non è dato. Non ci furono, contrariamente a quanto ricostruirono nel dopoguerra, epiche battaglie, ma scontri a fuoco, inseguimenti, uccisioni sommarie degli arresi. Si parlò di 600 fucilati, ma non è dimostrabile ormai. La vera mattanza avvenne dopo, a rastrellamento concluso, con i partigiani sbandati arrestati, percossi a morte, che incappavano nella cintura di sicurezza stesa intorno al Grappa.

Il 26 settembre, a Bassano del Grappa, furono impiccati 31 giovani partigiani, arrestati nei giorni precedenti. Venivano caricati su un camion, con le mani legate con il fil di ferro dietro la schiena e un cartello al collo ("Bandito"). Un giovane milite fascista metteva al collo del prigioniero un cappio composto con un cavo telefonico, fissato all'albero del Viale principale di Bassano del Grappa (ora Viale dei Martiri). Una brusca accelerata e il partigiano rimaneva appeso all'albero.

31 fermate vale a dire 31 cappi con il filo del telefono, 31 accelerate. E i corpi vennero lasciati per 22 ore appesi, tra i lazzi e le offese dei cosiddetti fascisti. Mussolini stesso, quando lo venne a sapere, inorridì.
Vennero fucilati, poi, altri 19 partigiani, e tanti altri furono i deportati nei lager, dai quali pochi ritornarono, a guerra finita.

In sintesi è questa la storia dei "martiri del Grappa". C'è un interrogativo storiografico, che attanaglia ancora la vicenda del rastrellamento, ossia chi indicò ai tedeschi e ai fascisti nei nascondigli del Monte Grappa dove fossero i partigiani. Una delazione interna al movimento resistenziale, molto probabilmente. Nell'ambito di una guerra civile, sembra che gli unici colpevoli siano, in questo caso, i tedeschi coadiuvati dai militi della Repubblica Sociale. Tuttavia, non ne sarei così certo.

In primo luogo, italiani che uccidono altri italiani significa guerra civile. Italiani che tradiscono altri italiani, per conto di potenze straniere, ancor peggio. I tedeschi e i fascisti facevano il loro dovere di soldati, eliminando il partigiano, combattente non scelto, irregolare, al di fuori delle convenzioni di guerra ed internazionali. Da un punto di vista militare, non c'è dubbio su chi fosse dalla parte giusta. D'altro canto, ciò che è successo a livello morale, è orribile. Impiccare dei giovani, deriderli, invitare la popolazione civile a vedere lo spettacolo è uno spettacolo macabro. Da evitare in qualsiasi conflitto.

E' giusto quindi, a 69 anni di distanza, rendere questi giovani impiccati "cittadini onorari" di Bassano, seppur nessuno fosse della cittadina sotto il Grappa? Altresì, è giusto definirli martiri, quando invece erano soldati irregolari? E' giusto inoltre alimentare un mito storiografico, al di là della ferocia delle parti?

Forse gl'interrogativi troveranno risposta non ora, ma tra un centinaio di anni, con menti più serene. Il Consiglio Comunale ha preso questa decisione. Personalmente, avrei scelto l'oblio più totale.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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