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(ASI) LOCRI - Violenza sulle donne e mura domestiche trasformate spesso in  carceri infernali. Persino luoghi di morte. Abusi e soprusi. Il silenzio della paura deve finire. L’uomo non è il padrone, non può schiavizzare la moglie, non può imporre con la forza ogni suo volere, anche alle figlie o alle sorelle o alle stesse madri. “Questa violenza è il frutto della concezione della donna-oggetto” , scrive nella lettera pastorale il vescovo di Locri mons. Giuseppe Fiorini Morosini che lancia l’appello a “non tacere”. La Chiesa si fa sentire. E fa bene. La stessa cosa dovrebbe fare lo Stato. Tolleranza zero e prevenzione. Ferma repressione dei comportamenti violenti. Educare al rispetto. La cultura delle regole. Non più l’incultura della “legge del più forte”. Aiutare effettivamente chi con coraggio fa scelte di libertà. La solitudine uccide. L’ isolamento dei deboli rende forti i volenti. La cronaca  con sempre maggiore frequenza ci consegna atroci fatti di sangue.

 

Cresce l’indignazione, ma deve crescere anche la consapevolezza che bisogna agire rapidamente per mettere un argine. Meno parole. Più fatti. Esempi positivi concreti, non astratte solidarietà. Tanto per sentirsi con la coscienza a posto. Come spesso avviene. E le vittime si sentono prese in giro. Fa male l’atteggiamento ambiguo. Tanto male. Un inganno ignobile. E invece bisogna essere decisi, per incidere nel reale cambiamento di una mentalità che mons. Morosini definisce “arcaica”. Denuncia: “E’ a tutti noto che sul nostro territorio, all’interno delle nostre famiglie e delle mura domestiche, esiste la violenza sulle donne, alcune volte da loro sopportata eroicamente, ma il più delle volte subita tragicamente, perché manca il coraggio della denuncia: donne picchiate, segregate in casa per gelosia, impedite nello studio e nel lavoro, rese schiave solo per i lavori domestici”.

 

Ribellarsi. Insieme. Si deve. Si può. E’ interessante a questo proposito riassumere il decalogo del vescovo ai fedeli della Locride. Inizia con l’affermare che “l’uomo non è il padrone della donna”, quindi “va superata la mentalità, tipica della civiltà agricola e della famiglie patriarcali, che la donna si realizza solo nel matrimonio e nel lavoro casalingo”. Prosegue nel dire che ” l’uomo non può pretendere di imporre sempre e dovunque la sua volontà”  e non può  “chiedere fedeltà alla propria moglie e lui concedersi le libertà che vuole”. Il vescovo ricorda che “picchiare una donna è una violenza riprovevole”. Rivolto ai genitori: ”Educate alla libertà i vostri figli, non fate distinzione tra maschi e femmine. (….) Non avete il diritto di imporre alle vostre figlie l’uomo con il quale fidanzarsi e sposarsi. E’ una violenza della quale dovrete rendere conto a Dio. (…) Sappiate che fidanzare le vostre figlie a 14 o 15 anni è violenza nei loro confronti”. E ai fidanzati: ”Rispettate le vostre fidanzate nella decisione presa di studiare o di lavorare. Non siate gelosi e possessivi, perché altrimenti non dimostrate di avere amore vero”. Alle donne: ”Nessuno può costringervi ad essere martiri nel sopportare in silenzio la violenza che subite. Abbiate il coraggio di denunciarla, perché lì dove non arriva la forza della convinzione e della ragione, deve essere messa in atto la forza coercitiva e punitiva”.

 

Concetti molto chiari. La denuncia del male e l’indicazione della strada che deve portare al bene comune. Mons. Morosini conosce la forza delle donne calabresi, le loro capacità, la voglia di essere effettivamente protagoniste della rinascita. Ce la possono fare. Ce la debbono fare. La parità è lontana. E’ vero. Ma le distanze si sono accorciate. E di molto. Non più e non solo “angeli del focolare”. Ma donne imprenditrici, donne che primeggiano nel campo della cultura, della ricerca, del volontariato. Buoni esempi. Traguardi prestigiosi, raggiunti con l’intelligenza e contro tutti i pregiudizi. Nessuna subalternità. Fierezza e consapevolezza delle possibilità di farcela. E questo il vescovo Morosini lo sa abbastanza bene. Tanto che la conclusione della lettera pastorale è proprio per le donne.

 

Scrive: ”Spesso portate eroicamente il peso di una famiglia. Siate custodi gelose e attente dei nostri valori più alti, umani e cristiani. Sappiateli trasmettere ai vostri figli. Voi potete fare tantissimo per la rinascita morale della nostra terra. Vi ricordo quanto altre volte vi ho detto: aiutate la società nostra a rompere i legami con la criminalità organizzata, vigilando sui vostri uomini. Teneteli fuori dal giro dell’usura, della droga, dei traffici criminali. Rifiutate da loro il denaro che vi portano o gli agi che vogliono creare, quando avete il dubbio sulla provenienza onesta del denaro. Convinceteli a disfarsi delle armi e ad avere fiducia in Dio e nella sua Provvidenza”. Fiducia. Purtroppo in Calabria è stata ed è molte volte tradita da chi aveva promesso e da chi continua a promettere tanto. Favorendo le forze antisociali, che ai giovani disperati prospettano guadagni facili e arricchimenti immediati. E purtroppo finiscono nel maledetto tunnel dell’illegalità. Il buio. E’ a questo pericolo mortale che mons. Morosini vuole sottrarre - con l’aiuto delle donne - la gioventù calabrese fortemente delusa, alla quale si vorrebbe negare anche il futuro!

 

Domenico Logozzo

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