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Italia

Le pensioni d’oro e quelle di bronzo: diversità di trattamento.

Di Fortunato Vinci 14 Giugno 2013 – 06:02 2 min di lettura
(ASI) La Corte Costituzionale, con una sentenza (riportata da tutti i giornali) che ha provocato molte polemiche, ha stabilito che si deve ritenere in contrasto con la Costituzione, quindi incostituzionale, il cosiddetto contributo di solidarietà del 5, 10 e 15 per cento, una specie di superimposta sui redditi di pensioni, pubbliche e private, superiori ai 90,150 e 200 mila euro, introdotto dal governo Berlusconi e confermato da Mario Monti con il decreto “salva Italia” del dicembre 2011. In discussione non era la difesa di un privilegio - questo è stato detto - quanto il principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione. Il legislatore può certamente stabilire un prelievo di natura fiscale sui redditi – hanno spiegato i magistrati – ma non in modo irragionevole, colpendo solo i trattamenti pensionistici, quindi, tutti i giuristi si sono trovati d’accordo nel ritenere che irragionevole e discriminatorio, è stato l’intervento del legislatore non la sentenza della Corte Costituzionale.

Se questo è il principio, che appare inattaccabile sotto il profilo squisitamente giuridico, non si capisce come sia passato del tutto inosservato, e considerato invece legittimo, il “taglio” che è avvenuto (mi pare con lo stesso decreto) sulle pensioni dei poveracci, di quelli che a fatica sopravvivono con pensioni superiori ai mille euro, che non hanno più diritto alla rivalutazione monetaria. Significa che i professori, con straordinaria abilità ed altrettanta sensibilità, hanno finalmente individuato i “veri ricchi”, sui quali fare i tagli necessari per salvare l’Italia: dieci, quindici euro mensili, niente di più, qualcosa in più per tirare avanti, che rappresentavano un parziale recupero della perdita di valore della loro miserabile e, quasi sempre, unica fonte di sostentamento. Di fatto, è come se su di loro, gravasse un’imposta.

Prelievo illegittimo per le pensioni d’oro (politici, magistrati, manager), legittimo per le pensioni di bronzo. Nessuno, né i sindacati né le tante associazioni, che pure percepiscono soldi pubblici per tutelare i più deboli, ha sentito il dovere di protestare per la vergognosa ed intollerabile discriminazione, di rilevare l’illegittimità, sotto diversi aspetti, di una norma che era impossibile concepirla più iniqua e più ingiusta. Bravi professori, un’altra perla del vostro operato. Per i poveri ed i deboli le leggi non sono mai “irragionevoli e discriminatorie” , per una semplicissima ragione: ci vogliono i soldi anche per dimostrare, in questo Paese di caste che si proteggono a vicenda, l’illegittimità di una legge. Vergogna.

 

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

 

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