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(ASI) Affermare che la credibilità sia l'inizio del sapere significa avvalorare il ruolo empirico e metodologico della scienza moderna come insieme di conoscenze atte a descrivere la nostra realtà. Il ruolo della scienza assume quindi, oltre al valore di indagine e di progresso del sapere, un ruolo di formazione della realtà e dell'essere stesso, delle nostre coscienze e di tutto ciò che è definibile come quotidiano. In questa ottica di 'creatrice di concretezza ed effettività', la scienza pone la cognizione empirica come una sorta di nuova religione basata sull'indagine, l'oggettività e la ricerca piuttosto che dogmi e certezze indimostrabili.
Il valore intrinseco ed estrinseco della scienza quindi condiziona, sia in meglio che in peggio, la nostra vita quotidiana. Nell'epoca del profitto e della speculazione, è possibile che l'indagine scientifica (piegata anche lei, come tutto il resto, al dio denaro) possa trasformarsi in una sorta di censore al fine di frenare quelle innovazioni che porterebbero alla formazione di nuove realtà e progressi a favore dell'umanità? E' mai possibile pensare che le comunità scientifiche censurino in nome di interessi superiori nuove forme di conoscenza solo perché non funzionali all'ordine costituito e alla realtà sociale che ci viene imposta?
Notevoli e numerosi sono gli esempi a dimostrazione: primo fra tutti Galileo Galilei che, attraverso le sue scoperte, ribaltò la realtà che i teologi avevano imposto alla società del tempo. Giordano Bruno che morì su un rogo per il suo amore dell'indagine e della verità. Altro esempio più moderno sono gli studi sul magnetismo di Nicolai Tesla che avrebbero potuto regalare nuovi spiragli al genere umano: il suo obiettivo di offrire energia illimitata e gratuita all'intera umanità sarebbe stato poco auspicabile per i 'Baroni energetici' che controllavano e controllano tutt'ora il settore. Ancora più attuali possono essere considerati invece gli studi sulla fusione a freddo di Martin Fleischmann e Stanley Pons; nonostante le loro teorie siano state riprodotte in numerosi laboratori sono ancora fonte di numerosi dibattiti e controversie e, soprattutto, mai avvalorate dalla comunità scientifica internazionale.
In Italia, uno dei maggiori scienziati che non fu mai accreditato come tale e relegato ad un ruolo marginale per le sue teorie, fu Pier Luigi Ighina. Nato a Milano nel 1908, a suo dire collaboratore di Gugliemo Marconi, formulò la teoria dell'atomo magnetico e dei monopoli magnetici: secondo i suoi studi la materia si originerebbe dall'incontro del monopolo positivo (l'energia solare) che durante il suo moto a spirale, incrocia quello negativo (l'energia terrestre) di andamento spirale contrario. La pulsazione generata dall'incontro di queste due forze sarebbe alla base dell'origine della vita stessa. I suoi studi, vicini al concetto di energia orgonica, lo portarono a creare numerosi macchinari che avrebbero potuto avere interessanti applicazioni per l'intero genere umano.
Oltre all'invenzione dell'apparecchio contro i terremoti, Ighina creò la così detta 'macchina della pioggia' attraverso la quale riusciva a controllare la presenza di nuvole e di pioggia nei cieli. Il macchinario consisteva in una pala da elicottero e da due gruppi di tubi posizionati sia nel terreno che in superficie. Stando alla testimonianza di Ighina, se i tubi venivano caricati con della polvere d'allumino con polarità positiva o negativa, sarebbero riusciti attraverso il movimento circolare dell'elica a respingere o attrarre le nubi che, secondo lo scienziato, erano sempre cariche positivamente. Secondo il suo modello quindi il contrasto e l'attrazione dei segni più-meno riuscivano a far piovere o a generare bel tempo mettendo semplicemente in moto il suo marchingegno. Teorie, queste, difficili sia da credere che da dimostrare; sin dall'alba dei tempi il controllo climatico e la capacità di generare pioggia sono stati sempre fonte di ricerca e di ispirazione per il genere umano. Nonostante quello che si possa pensare, di lui ci rimane una stupenda testimonianza di come le sue teorie apparentemente bislacche avessero invece un riscontro oggettivo nella realtà. In una puntata di Report andata in onda il 5 novembre 1998, fu intervistato dal giornalista Bernardo Iovene che ebbe occasione di osservare i suoi macchinari. In una giornata piovosa lo scienziato mise in moto infatti la sua 'macchina della pioggia' e sotto gli occhi increduli del giornalista riuscì ad aprire il cielo dalla spessa coltre di nubi. Una dimostrazione empirica questa che, oltre a lasciarci basiti, porrebbe le basi ad un approfondimento circa le sue invenzioni, cosa che invece non è mai avvenuta.
Di fronte a tali sperimentazioni sono molteplici le domande che vengono da porsi: sono infatti numerosissime di questi tempi le teorie e le testimonianze di come la scienza sia progredita circa la così detta geo-ingegneria. Chi non ha mai sentito parlare di scie chimiche e di controllo climatico come nuova forma di arma subdola per condizionare le sorti del mondo e dei popoli che lo abitano? E possibile che la scienza ufficiale sia arrivata alle conclusioni ed al perfezionamento di teorie simili a quelle di Ighina e le usi a nostra insaputa per mantenere e accrescere il sistema di realtà al quale siamo esposti quotidianamente? E' possibile che quest'uomo abbia avuto intuizioni rivoluzionarie e che non sia stato mai accreditato solo perché non funzionale all'ordine costituito?
La risposta a queste domande potrebbe pervenire dallo stesso scienziato. Alla domanda di Iovene se avesse mai brevettato tali macchinari la risposta di Ighina fu: "Ho mandato questa idea in Africa. Sa cosa mi hanno detto? Se la prenda e la porti via perché noi guadagniamo sulla mancanza di acqua. Io non ho mai pensato di brevettare queste invenzioni perché a mio avviso il sapere è una cosa comune ed è giusto che venga utilizzato da tutti". Ma ancora più sorprendente fu la frase detta dallo scienziato di fronte al giornalista stupito dalla riuscita dell'esperimento sulle nuvole. "Se ci prendono ci fanno fuori".
Verità taciute o semplicemente teorie folli di un ricercatore? Vi proponiamo qua sotto l’indirizzo internet dell’intervista di Report fatta da Ighina. A voi il giudizio finale.

Alessandro Bulletti - Agenzia Stampa Italia


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