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Estera

Libia. Nuovo caso di menzogna occidentale: nessuna prova di stupri di massa

Di Redazione ASI 25 Giugno 2011 – 14:39 1 min di lettura

(ASI) La segretaria di Stato americana Hillary Clinton, senza uno straccio di prova, aveva accusato le truppe lealiste del colonnello Gheddafi di usare sistematicamente le violenze sessuali come uno strumento di guerra.

La notizia ha fatto il giro del mondo, finendo per essere accolta dall'opinione pubblica seppur non suffragata da alcuna prova.

Ora, le organizzazioni umanitarie che operano in Libia, dopo aver condotto inchieste in tal senso, possono seriamente mettere in dubbio la veridicità di simili denunce. Donatella Rovera, una ricercatrice di Amnesty International che ha passato tre mesi tra Bengasi, Misurata e altre zone nell’est del Paese, afferma: “Che le forze del colonnello abbiano compiuto numerose e gravi violazioni è un dato di fatto ma sulle violenze sessuali non abbiamo trovato prove anche se le abbiamo a lungo cercate".

Siham Sergewa, psicologa che aveva raccontato alla stampa di aver documentato con fotografie e testimonianze almeno 140 casi di stupro, ora sembra esser svanita dalla scena, negando di essere ancora in possesso di queste prove. "A noi - racconta sempre Donatella Rovera - Sergewa ha detto di non essere più in contatto con nessuna delle vittime, né ci ha fatto vedere il materiale che aveva raccolto". Altra notizia smentita dagli attivisti di Amnesty International è quella relativa alle pastiglie di viagra distribuite alle truppe lealiste per incoraggiarle a violentare le donne. "I ribelli di Bengasi - spiega Rovera - hanno mostrato ai giornalisti alcune scatole del medicinale trovate sui carri armati andati a fuoco, peccato che sulle confezioni non ci fossero bruciature".

Nota della Redazione

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