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Estera

In Palestina l'acqua è abbondante, ma è controllata per l'83% da Israele

Di Alessandro Mezzano 11 Settembre 2014 – 10:47 1 min di lettura

(ASI) Lo stato sionista, tramite la compagnia israeliana Mekorot, controlla l'83% delle risorse idriche dei territori occupati della Palestina in Cisgiordania.
Una vera e propria aparteid è in atto da parte dello stato sionista che non permette l'erogazione di acqua trasformando un diritto inalienabile in strumento di oppressione e ricatto.


Sono quasi cinque mesi che non piove in West Bank.
Ma non è per questo che nelle case e nei villaggi palestinesi non c'è acqua.
Addirittura in alcune zone le famiglie palestinesi devono pagare preventivamente, tramite delle carte prepagate, l'acqua che consumeranno.
Israele controlla l'83% dell'acqua nei territori occupati, garantendosi il controllo delle principali falde acquifere, dirottandola chiaramente verso le colonie israeliane garantendo il loro sviluppo, prima di tutto agricolo.
Il regime di occupazione fa il resto: divieto di scavare i pozzi oltre una certa profondità e allacciarsi alla rete idrica per molti villaggi.
Ancora peggiore la situazione a Gaza dove l'acqua non è potabile e dove i recenti bombardamenti "intelligenti" mirati alla rete idrica ed a quella elettrica hanno contribuito al collasso umanitario della striscia.
A Jeb Al Theeb poi l'acqua non arriva proprio: il rubinetto di Mekorot è nelle mani dei coloni. Mentre qui l'acqua non c'è a poche centinaia di metri una lussureggiante e fertile fattoria, nella colonia di Sde Bar. In mezzo gli olivi dei palestinesi, dove però non possono arrivare.
Sopra Jeb Al Theeb svetta Herodion una dei più importanti siti archeologici della Palestina, sfruttata esclusivamente da Israele e off limits per i palestinesi, ad aspettarli un check point e una piccola base militare.

Alessandro Mezzano - Agenzia Stampa Italia

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