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(ASI) Si è spento nella notte del 5 gennaio a causa di un arresto cardio-respiratorio il nono calciatore più forte della storia, l'icona del calcio portoghese, Eusebio de Silva Ferreira. Adesso che il suo cuore ha cessato di battere il popolo portoghese piange la sua pantera-nera, ricordandone le memorabili imprese.

Nato a Bairro de Mafalaia, allora colonia portoghese del Mozambico, Eusebio eredita dal padre la passione per il calcio e, a soli diciannove anni, sbarca in Portogallo carico di speranze. Giunto al Benfica, una delle squadre più forti d'Europa, Eusebio diverrà la bandiera della squadra lusitana.

Dopo aver vinto la Coppa dei Campioni nel '62, nel 1965 si aggiudica il Pallone d'oro e nel '68 e nel'73 la Scarpa d'oro.

Gli occhi tristi della pantera nera con il "cuore costantemente rivolto alla città natale" rimangono impressi nella memoria dei numerosi tifosi e nelle pagine del libro di Andrea Bacci, (pubblicato da Limina nel 2009).

Impossibile dimenticare l'inconfondibile falcata, gli incredibili riflessi e l'inesauribile resistenza del fuoriclasse africano che, associati alla tecnica sopraffina, al fisico formidabile,  al dribbling ubriacante, all'ottima visione di gioco e allo stile inimitabile di chi sembrava danzare tra gli avversari, hanno reso la pantera nera una preda irraggiungibile per i migliori club del mondo, disposti a fare carte false per averlo nella propria rosa.

Ma Eusebio, per vari motivi, continuerà a vestire i colori del Benfica fino al 1975 quando, abbattuto il regime autoritario di António Salazar, potrà cambiare maglia. Quella che è considerata la bandiera della squadra lusitana terminerà la sua carriera in alcuni campionati d’oltreoceano dove continuerà a collezionare un gran numero di reti.

Ciò che colpisce e che rimarrà nei cuori di chi ha conosciuto Eusebio non sono solo le straordinarie doti calcistiche ma anche la signorilità dimostrata dentro e fuori dal campo. Un'espressione sempre sorridente, gli zigomi pronunciati, la solarità e la positività tipiche del popolo africano, il rispetto per gli avversari e la lealtà messa sempre al primo posto, diventano i requisiti essenziale per scrivere una bella pagina di storia del calcio e per essere di esempio ai giovani che si accostano allo sport. Grazie Eusebio!

 

Maria Vera Valastro- Agenzia Stampa Italia

 

 

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