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(ASI) Nonostante fosse tra le ‘favorite’, l’attivista pakistana, Malala Yousafzai, ha dovuto rinunciare al premio Nobel per la Pace perché considerata troppo giovane e troppo ‘a rischio’, ma il suo impegno è stato comunque riconosciuto dal Parlamento Europeo che, giovedì scorso, ha deciso all’unanimità di onorare la sedicenne pakistana con il prestigioso premio Sakharov che le verrà consegnato durante la sessione plenaria di novembre.

Ma in risposta alle dichiarazioni del presidente dell’europarlamento, Martin Schulz, che ha definito Malala  una ‘ragazza eroica’ è arrivata la reazione dei talebani che non cessano di minacciare di morte la giovane militante. Il portavoce dei talebani pakistani del Ttp, Shahidullah Shahid, si è scagliato contro la decisione del Parlamento Europeo. “Malala sta ricevendo premi-ha dichiarato- perché sta lavorando contro l’Islam …. Non ha fatto nulla per meritare ciò.”

La ragazza scampata all’attentato talebano un anno fa, nella Valle di Swat, (ai confini con l’Afghanistan), divenne un’eroina dopo quel terribile giorno di ottobre in cui, tornando da scuola venne colpita alla testa dai suoi attentatori intenzionati a mettere fine alle sue campagne a favore dell’istruzione femminile.

“Quella settimana avevamo esami- ricorda Malala- il compito del 9 ottobre era andato bene… ‘storia del Pakistan’, il giorno prima fisica. Io amo la fisica ma quanto è difficile!” E’trascorso un anno da quel terribile 9 ottobre e la ragazza ricorda così quel giorno ai microfoni della BBC. “Mi piace andare a piedi ma mia madre mi aveva detto: devi andare in autobus, è più sicuro.” Ma i talebani l’hanno colpita proprio prima che scendesse dallo scuolabus, la strada era stranamente deserta quel giorno. Poi un ricordo confuso. Adesso Malala vive in Gran Bretagna dove è stata curata in questi mesi. Lo scorso 12 luglio, giorno del suo sedicesimo compleanno ha parlato alle Nazioni Unite dei diritti e dell’educazione di bambini e bambine.

Ed è uscito proprio in questi giorni nelle librerie di tutto il mondo il libro della giovane Malala. Aveva appena undici anni quando cominciò a  tenere il suo diario per la BBC, ove racconta la sua quotidianità  e le ingiustizie subite. “Quando mi hanno sparato- ha dichiarato la ragazza all’ONU - la paura è morta così come l’essere senza speranza. Da quello sparo sono nati forza e coraggio. Il loro proiettile non mi ridurrà al silenzio. I terroristi abusano del nome dell’Islam a loro beneficio. L’Islam è una religione di pace e la pace è necessaria per l’istruzione… Voglio istruzione anche per i figli e le figlie dei talebani.”

Ad oggi i sui attentatori continuano a minacciare di volerla uccidere ma Malala non intende cessare la propria ‘battaglia’ con la sola arma del dialogo convinta che questo sia il miglior modo per risolvere i problemi e combattere la guerra. Sogna di tornare in Pakistan un giorno e di svolgere attività politica per ridare speranza al suo Paese e, soprattutto, per rendere obbligatoria l’istruzione per tutti, quale strumento di emancipazione femminile e di una società libera e giusta.

“Spero che questo libro raggiunga tutti i cittadini del mondo e serva a capire- ha ribadito Malala- quanto sia difficile per alcuni bambini avere accesso all’istruzione. Io voglio raccontare la mia storia, che è poi la stessa di 61 milioni di bambini che non possono andare a scuola, e promuovere così una campagna che permetta ad ognuno di ricevere un’istruzione, perché questo è un diritto fondamentale”. Diritto negato soprattutto nel suo Paese dove 5,1 milioni di bambini non vanno nemmeno alle elementari e sono circa 50 milioni gli adulti analfabeti, dei quali due terzi sono donne.

 

Maria Vera Valastro- Agenzia Stampa Italia

 

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