×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113

(ASI) Nel maggio 2012, una notizia scuote l’opinione pubblica mondiale. Ad Hula, città situata a 200 chilometri a nord di Damasco, in una Siria teatro di duri combattimenti, si consuma una tragedia orribile. Le immagini che fanno il giro dei notiziari sono agghiaccianti. Le telecamere indugiano su una lunga fila di piccoli corpi inermi, di bambini. Le macchie di sangue e i visi dagli occhi chiusi sono malcelati da pezzi di stoffa che sembrano esser stati raccolti alla buona. Si tratta delle 25 più giovani vittime di una strage perpetrata ai danni di 110 civili. Una strage - l’ennesima, la più efferata e ingiustificabile - compiuta dall’esercito del regime di Bashar al-Assad.

O almeno, questa è la versione degli Osservatori dell’Onu e delle maggiori agenzie di stampa. Una versione che convince i leader politici di Stati Uniti e Unione europea, impegnati nelle ore subito successive a rilasciare dichiarazioni di pesante condanna nei confronti del regime siriano. Assad viene definito un «criminale», un «sanguinario». La strage di Hula assurge a simbolo della sua brutalità. “Il massacro dei bambini” è il nome che le viene assegnato dai giornali. Un nome sin troppo evocativo per lasciare adito ad atteggiamenti di indulgenza verso lo “Stato canaglia” di turno.

Tuttavia, dopo qualche settimana dai fatti, si scopre una verità diversa. Rainer Hermann, inviato di guerra tedesco, pubblica sul Frankfurter Allgemeine Zeitung un’inchiesta scrupolosa e particolareggiata. Rivela che sono stati i ribelli sunniti a compiere il massacro, e non le truppe del regime siriano. Il motivo è presto detto: le vittime appartengono tutte a famiglie alawite e sciite, comunità che sostengono Assad.

Una rivelazione importante. Il rapporto di Hermann scompiglia il quadro emerso dai media nelle ore immediatamente successive alla strage. Ciononostante, nessuno o quasi si preoccupa di concedere alla nuova versione dei fatti un degno risalto. L’idea del «criminale», del «sanguinario» Assad è ormai cristallizzata nell’opinione pubblica. Qualche trafiletto non è sufficiente a scalfirla.

Raccontare la guerra di Siria in modo arbitrario, del resto, corrisponde a una precisa strategia che i media di massa hanno abilmente orchestrato sin dagli inizi delle tensioni. Questa è l’opinione di Raimondo Schiavone, Alessandro Aramu, Talal Khrais e Antonio Picasso, autori del libro “Syria – Quello che i media non dicono” (Arkadia, 2013). «Per mesi si è taciuto in modo sistematico sulle stragi commesse dai ribelli - denuncia Aramu -. Spesso sono stati presi di mira anche i cristiani e non solo i gruppi politici e sociali vicini al presidente Assad. Nessuno ha voluto vedere questa realtà». Al contrario, spiega l’autore, sono stati enfatizzati i crimini «veri o presunti, perpetrati da Assad nei confronti della popolazione e dei suoi oppositori».

Pilastro di questa strategia mediatica è al-Jazeera. Nel libro viene dedicato uno spazio ai più marchiani casi di manipolazione mediatica orditi da questa emittente satellitare, per nulla disinteressata a ciò che avviene in Siria. È ormai un segreto di pulcinella, d’altronde, che ingenti rifornimenti di armi e danaro giungano ai ribelli dalle ricche fonti del Qatar, che di al-Jazeera è proprietario. Non stupisce, quindi, la disinvoltura con cui quest’emittente ha pubblicato vere e proprie bufale pur di diffamare l’esercito siriano. «Incredibile», semmai, è «come i media internazionali abbiano ripreso buona parte di tali bufale».

Un libro come questo si innesta invece in quella scia di controinformazione che gli stessi autori definiscono «coraggioso baluardo contro l’ondata di “propaganda” che i media hanno condotto in Siria sin dall’inizio del conflitto». Un libro che ha dato voce a chi non trova nei media main stream il veicolo per denunciare i torti subiti. Per esempio, la deputata siriana indipendente Maria Saadeh, che insieme ad altri due suoi colleghi sarebbe dovuta venire in Italia nell’autunno scorso con l’obiettivo di trovare una soluzione diplomatica al conflitto, ma che si è vista negare il visto dal Governo Monti senza alcuna spiegazione.

È lei che, a Damasco, accompagna gli autori del libro all’incontro con il presidente Assad, la cui preziosa relazione è presente nel volume. È sempre lei, appartenente alla minoranza cristiana, che li conduce ad ascoltare le testimonianze disperate di alcuni religiosi greco-ortodossi e siro-ortodossi. Tasselli di un mosaico inter-religioso tipico della Siria che il conflitto rischia oggi di demolire. Un fatto fondamentale, tra quelli che “i media non dicono”.

Federico Cenci – Agenzia Stampa Italia

ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

 
L'onestà intellettuale crea dibattito e stimola nelle persone l'approfondimento. Chi sostiene l'informazione libera, sostiene il pluralismo e la libertà di pensiero. La nostra missione è fare informazione a 360 gradi.

Se credi ed apprezzi la linea editoriale di questo giornale hai la possibilità di sostenerlo concretamente.
 

 

 

Ultimi articoli

A Chieti un convegno su Medio Oriente, Iran e lo Stretto di Hormuz

​Chieti - Lunedì 11 maggio 2026, alle ore 17.30, il Caffè Letterario di Chieti Scalo ospiterà un dibattito di alto profilo con esperti di storia, politica e relazioni internazionali.

Col ritiro degli Usa, l'Italia puo riacquistare la piena sovranità  militare persa nel 1945

  ​(ASI) Chieti - Con la minaccia del Presidente Usa Donald Trump di ritirare le truppe in Europa e in Italia e l'arroccamento del Ministro Crosetto in difesa dei vecchi ...

Il diavolo veste Prada vent’anni dopo, e noi dove siamo? di Elisa Fossati

(ASI) Rivedere Il diavolo veste Prada oggi, con i suoi personaggi vent’anni dopo, non è solo un esercizio di nostalgia. È qualcosa di più sottile. È un confronto. Li ritroviamo tutti cambiati, ...

Calcio nel caos, solo gli arbitri nella bufera? Il punto di Sergio Curcio

Calcio nel caos, solo gli arbitri nella bufera? Il punto di Sergio Curcio

Agricoltura, Confeuro e Labor in Puglia tra ascolto e formazione

(ASI) “Non si ferma il tour della Confederazione Agricoltori Europei e di Labor, ente promosso dalla Confeuro, in giro per l’Italia al fine di ascoltare le istanze di cittadini ...

La scuola che vorrei premia l’IC Città dei bambini di Mentana

(ASI) Roma. L’IC Città dei Bambini di Mentana conquista anche Unicef Italia e i Vigili del fuoco.

Europa, Squarta lascia il segno su un dossier decisivo: accolte molte proposte di Fratelli d’Italia-ECR per cambiare le regole che incidono su imprese, lavoro e famiglie  

(ASI) “Questo è uno di quei dossier europei che sembrano lontani, ma in realtà incidono sulla vita quotidiana dei cittadini molto più di quanto si immagini. Dentro queste decisioni ci sono ...

Sociale, Tiso(Accademia IC): “Contrasto povertà è sfida di civiltà. Agire subito” 

(ASI) “Negli ultimi anni, la povertà sta diventando un fenomeno sempre più visibile nelle nostre città. Non si tratta più di casi isolati: uomini, donne e famiglie intere sempre più ...

Riso, Confeuro: “Da Parlamento Ue grave errore. Più garanzie per comparto” 

(ASI) “Confeuro esprime dispiacere e forte contrarietà per la decisione del Parlamento europeo di confermare l’accordo raggiunto con i Paesi membri nel mese di dicembre in merito all’aggiornamento ...

Inflazione Eurozona al 2%: stabilità apparente, pesano i rischi energetici

(ASI) - L’inflazione nell’Eurozona si è stabilizzata intorno al 2%, un livello considerato coerente con l’obiettivo della Banca Centrale Europea.

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 113