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(ASI) La risposta alla trivialità delle Femen giunge dalla Rete. Nata da pochi giorni, la pagina “Christian Women Against Femen” ha già raggiunto un alto picco di popolarità, con oltre 6mila “Mi piace”. E, considerata la potenzialità aggregativa dei social network, c’è da credere che la tendenza sia destinata a crescere.

L’iniziativa va attribuita al gruppo politico polacco Kobiety Dla Narodu e all’organizzazione ungherese Jobbik, entrambi su posizioni conservatrici. L’obiettivo è quello di creare una piattaforma atta a radunare le donne che contestano i metodi di protesta del gruppo femminista Femen, accusato di calpestare la dignità del genere femminile. Le raccolte di foto presenti sulla pagina fungono da manifesto dei valori tradizionali e dell’orgoglio di essere donna e cattolica.

Sono del resto eloquenti in tal senso le scritte che compaiono sui cartelli impugnati dalle ragazze. La carrellata di immagini è vasta. “Dio è la mia libertà”, scrive una giovane. Una attivista pro-life posa invece davanti alla scritta: “Sono una donna, sono cristiana, sono per la vita. E sono orgogliosa di esserlo!”. E un’altra afferma: “Non ho bisogno di essere una Femen per essere una donna”. Le Femen sono destinatarie di numerosi altri messaggi, tipo questo: “Femen, non potete dirmi cosa io posso e non posso fare”. Ma c’è anche chi, come una ragazza italiana, rivolge un invito di misericordia: “Preghiamo per le Femen”.

Così, tra accenti piccati e sobria aderenza al Cristianesimo, si diffonde su internet la protesta delle donne all’esasperazione femminista - caratterizzata da urla, topless, strepiti e aggressioni - delle Femen. La volontà di queste migliaia di giovani è quella di testimoniare come libertà e femminilità non sono inconciliabili con la fede, piuttosto trovano nella morale cristiana il loro più alto compimento. Concetto agli antipodi rispetto a quanto vorrebbero annunciare i corpi nudi delle Femen, che avviliscono l’emancipazione femminile riconducendola al sesso libero.

Ma chi sono queste Femen? Nate a Kiev nel 2008, la loro fama ha travalicato i confini ucraini per via dell’eccentrico modo di protestare contro presunte discriminazioni sociali, ossia spogliandosi e rimanendo in topless per mostrare slogan scritti a pennarello sui loro corpi. Più che idealiste, queste irrequiete Femen sono però prezzolate. Un’inchiesta condotta da una giornalista infiltratasi nel gruppo ha tolto il velo sul giro di denaro che muove le loro azioni di protesta, spesso ridotte a gesti di odio verso il Cristianesimo.

Ora, tuttavia, l’importanza del drappello di giovani mercenarie, seppur chiassoso e foraggiato da generosi finanziatori, esce ridimensionata dal confronto con queste migliaia di donne mosse non dai soldi, ma dalla fede e dal vanto di affermare la femminilità contro un volgare femminismo.

Federico Cenci - Agenzia Stampa Italia

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