(ASI) Non bastano le urla disperate del popolo siriano, non bastano neanche gli appelli delle organizzazioni internazionali. La cappa di silenzio che ha avvolto la Siria è ormai troppo fitta, impenetrabile anche al dolore, alla miseria, alla devastazione che, a due anni dall’inizio del conflitto, costituisce oggi una enorme realtà desolatamente ignorata dall’opinione pubblica.
Le parole che tentano di scuotere l’oblio non godono della risonanza necessaria. Chi sente non ascolta. Molti di coloro che intervengono, da Occidente, lo fanno per foraggiare i “ribelli”, contribuendo così al alimentare la spirale di violenza che stritola il Paese.
Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana, si spinge a parlare di circa 3,5-4 milioni di sfollati finora provocati dal conflitto siriano. A questi vanno aggiunti il milione di rifugiati all’estero. Il quadro si fa oltremodo tragico considerando anche le circa 90mila vittime.
Anche Rocca, appena rientrato da una missione a Damasco, denuncia l’inerzia dei media e della comunità internazionale rispetto a un simile scenario. Egli ritiene che “serve uno sforzo costante della società civile e dei governi”.
Il presidente della Croce rossa era già stato a Damasco ad agosto, ma registra un netto peggioramento della situazione. La quale, spiega, “si è deteriorata in maniera incredibile. La città è esausta, militarizzata. Ci sono posti di blocco ovunque, è difficilissimo muoversi”. E prosegue: “Damasco è una città fantasma. Bisogna fare presto ed aumentare l’impegno umanitario prima che sia troppo tardi”.
Nella Capitale, “la popolazione è ormai allo stremo”, aggiunge. Eppure, in altre zone, c’è chi sta peggio. Laddove, come ad Aleppo, i combattimenti hanno raggiunto il centro della città, la tragedia è ancora più terribile. In quello che un tempo era il centro nevralgico dell’economia siriana si vive oggi una condizione di estrema povertà.
Il vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo, ha spiegato ai microfoni di Radio Vaticana: “Non c’è lavoro. La gente è diventata povera. Tutto è caro, c’è la guerra tutto intorno. E tutto questo provoca costernazione e amarezza nella gente”. “La violenza colpisce tutti - prosegue -. C’è un continuo spostamento di famiglie, cristiane e musulmane in cerca di luoghi più sicuri. Manca spesso l’acqua, l’elettricità, i telefoni non funzionano, a volte per dei giorni”. Chi ha opposto resistenza, difendendo il diritto di restare nella sua città, ne ha subito spesso atroci conseguenze. Mons. Audo riferisce, infatti, che “molti di quanti hanno scelto di rimanere hanno subito stupri, esecuzioni sommarie davanti ai loro familiari”.
Così, mentre la Cia aiuta alcuni Paesi arabi a rifornire di armi i ribelli che operano in Siria (1) e mentre Londra e Parigi esercitano pressioni sull’Unione europea affinché venga svolto il medesimo compito anche dalla sponda settentrionale del Mediterraneo, lo stillicidio della popolazione prosegue.
Alla luce di questi dati, appaiono viepiù adeguate le considerazioni espresse dal patriarca maronita libanese, Bechara Rai: “Forze oscure - ha detto in tono grave, davanti all'ambasciatore francese Patrice Paoli - operano per disarticolare Stati e istituzioni, e cercano instancabilmente di accendere la 'fitna' tra le diverse confessioni religiose che, finora, coesistono pacificamente e questo, per ironia, in nome della democrazia e della 'primavera araba'”.
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