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(ASI) Non si ferma in Sud Africa il braccio di ferro tra i minatori e le multinazionali che li sfruttano.
Il fronte dei lavoratori si fa via via più imponente visto che ora anche il Cosatu, Congress of South African trade unions, il più grande sindacato locale che vanta rapporti privilegiati con l'Anc, il partito di maggioranza, si è schirato con i lavoratori in sciopero.
Motivazione ufficiale: i licenziamenti di massa hanno solo aumentato la crisi anche se appaiono evidenti ragioni politiche dietro questa scelta.
Attualmente sono circa 80 mila i minatori in sciopero, quasi un quinto del totale anche se una parte degli scioperanti è già rientrata al lavoro perché spinto a tornare al lavoro da un qualche aumento o perché licenziato.
I primi a tornare in miniera sono stati i lavoratori di Lonmin, che dopo aver pagato un pesante tributo di sangue quando la polizia sudafricana ha ucciso una trentina di loro aprendo il fuoco su una manifestazione alla miniera di Marikana, hanno strappato un aumento che è diventato subito l'obiettivo degli altri scioperanti.
Di fronte a questi scioperi, definiti illegali perché fuori dagli accordi con i sindacati senza tener conto della sirtuaizone in cui si trovano ad operare i minatori, le aziende hanno reagito con licenziamenti di massa.
La compagnia Gold One ha annunciato che sospenderà per almeno un mese le operazioni nella miniera di Ezulwini, nel centro del paese, dopo il licenziamento di più di 1.400 lavoratori che avevano partecipato a uno sciopero durato una settimana. Più severa l’escalation all’impianto modello della Anglo American a Kumba, dove agli operai che avevano sequestrato impianti e mezzi di trasporto di servizio alla miniera sono stati colpiti dalla dura mano della legge, che con un blitz all’alba ha arrestato 40 minatori e liberato l’impianto. Contro di loro accuse di estorsione, furto, violazione della proprietà privata e altro ancora.
Dopo più di un mese di scioperi e scontri con le forze dell'ordine quindi il principale sindacato sudafricano ha deciso di aderire alla protesta sperando di coinvolgere nell'azione anche il governo. Mossa quanto mai tardiva e che appare prettamente elettorale e nulla più

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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