Martedì, 20 Ottobre 2026
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Attualità

Il diavolo veste Prada vent’anni dopo, e noi dove siamo? di Elisa Fossati

Di Elisa Fossati 2 Maggio 2026 – 05:49 2 min di lettura

(ASI) Rivedere Il diavolo veste Prada oggi, con i suoi personaggi vent’anni dopo, non è solo un esercizio di nostalgia. È qualcosa di più sottile. È un confronto. Li ritroviamo tutti cambiati, inevitabilmente. Carriere costruite, strade deviate, ambizioni che hanno trovato una forma o che si sono trasformate in qualcos’altro. Nulla è rimasto esattamente com’era, e forse è proprio questo il punto. Il tempo non conserva, riscrive.

E allora lo sguardo, quasi senza accorgersene, si sposta. Non più su di loro, ma su di noi.

Vent’anni dopo, a che punto siamo?
Cosa è rimasto di quello che volevamo essere?
Abbiamo seguito una direzione, oppure ci siamo adattati strada facendo?

Non sono domande nuove, ma in certi momenti tornano con più forza. Perché nel vedere le loro vite andare avanti, si misura anche la nostra. Non tanto in ciò che abbiamo raggiunto, ma in ciò che abbiamo lasciato indietro.

Nel film, anche ciò che sembrava solido cambia. Il mondo dell’editoria si ridimensiona, le riviste perdono lettori, i punti di riferimento si spostano. Persino chi sembrava al centro di tutto deve fare i conti con un equilibrio che non è più lo stesso.

Forse è questo il dettaglio che resta più addosso: non esiste una posizione definitiva. Non esiste un punto in cui tutto si ferma e finalmente si può dire “è fatto”. Anche le carriere più strutturate, anche i percorsi più lineari, continuano a muoversi.

Allora la domanda si fa più semplice, ma anche più sincera. Non dove siamo arrivati, ma come ci stiamo muovendo. Se quello che facciamo ci somiglia ancora, oppure se, da qualche parte, abbiamo preso una strada diversa senza accorgercene.
Vent’anni dopo non siamo più quelli di prima. E probabilmente non siamo nemmeno quelli che immaginavamo di diventare. Ma questo non significa aver sbagliato strada, significa aver vissuto.
Perché il tempo non chiede spiegazioni, va avanti, comunque.

Quindi, più che capire se siamo esattamente dove volevamo essere, conta riconoscere se, in mezzo a tutto quello che è cambiato, siamo rimasti almeno un po’ fedeli a ciò che eravamo.

Elisa Fossati

Nota della Redazione

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