Molti giovani allo sbando tra depressione, droghe e strade pericolose di Salvo Nugnes

(ASI) Viviamo in un’epoca complessa, che potremmo definire il “tempo del disordine della ragione”. Una stagione segnata da fragilità, incertezze e solitudini silenziose che colpiscono in particolare i più giovani. Ragazzi tra i 12 e i 19 anni che, invece di costruire con serenità il proprio futuro, si trovano troppo spesso a camminare su strade oscure fatte di depressione, sostanze stupefacenti e pericolose fughe dalla realtà.

Secondo i dati più recenti, solo a Roma e provincia lo scorso anno, si sono registrati oltre 300 suicidi tra adolescenti. Un numero che non può essere letto come semplice statistica, ma come una vera emergenza sociale che interpella genitori, istituzioni, educatori e l’intera comunità civile.

Il problema nasce spesso nel silenzio delle case. I genitori, oberati da difficoltà lavorative e familiari, non riescono a seguire i figli come vorrebbero. Così i ragazzi finiscono per sentirsi soli, non abituati al dialogo profondo, incapaci di esprimere i propri dolori. Una depressione invisibile si insinua, nascosta dietro un sorriso, dietro ore trascorse sui social che danno l’illusione di una connessione, ma che in realtà accentuano l’isolamento.

Eppure, una via d’uscita c’è. La prima risposta è semplice e antica: il dialogo in famiglia. Ritrovarsi a parlare, la sera, dedicarsi tempo reciproco, ascoltare i silenzi dei figli con la stessa attenzione delle parole. Educare al valore delle relazioni vere, della natura, dello sport, della compagnia autentica, del gioco condiviso.

Accanto a ciò, emerge il bisogno di una luce, di una guida, di un faro che non sia soltanto morale ma anche spirituale. Perché la fede, vissuta non solo come preghiera ma come “forma mentis”, può diventare forza, sostegno e speranza. Giovani santi, figure luminose, diventano modelli e ispirazioni per un’intera generazione che cerca punti di riferimento.

La società di oggi, per salvarsi dal disordine della ragione, deve tornare a coltivare ciò che è vero e buono. A ricordare che non basta essere “connessi” per non sentirsi soli. Serve presenza, serve comunità, serve umanità.

Salvo Nugnes

 

 

*Foto generata da AI Sora su input di A.S.I.

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