L’inglese trionfa ad Austin. Inutile sforzo delle Ferrari

(ASI) Austin, Stati Uniti – L’illusione rossa c’è stata alla griglia di partenza, dove Sebastian Vettel partito dalla prima fila aveva bruciato la Mercedes del leader del mondiale Lewis Hamilton. Invece nulla da fare, sarà l’inglese a festeggiare sul gradino più alto del podio, dopo aver tagliato il traguardo davanti alle due Ferrari.


Al sesto giro, inesorabile il controsorpasso, prova della migliore condizione delle frecce d’argento in pista. Lo stesso Kimi Raikkonen sale sul podio grazie alla penalizzazione di Max Verstappen, punito per aver tagliato la traiettoria uscendo con le ruote dal tracciato, mossa non consentita dal regolamento della Fia. L’olandese, furente, ha attaccato poi la federazione in un paio di dichiarazioni pesanti a caldo, come fosse l’unico fra tutti ad aver pagato per la mossa scorretta: «Le persone non dovrebbero più guardare i Gran Premi di Formula Uno», si è sfogato.
Ma questo nulla toglie ai sorrisi amari di Vettel e Raikkonen sul podio, coscienti di aver fallito proprio sui circuiti dove le Ferrari erano date per favorite. La gioia di Hamilton, che festeggia in compagnia del suo amico e ospite speciale del Gran Premio di Austin Usain Bolt, la dice lunga. Felice per la vittoria nella classifica costruttori, entusiasta di quello che sarà il quarto Motomondiale in carriera, che già pregusta, pur mancando la certezza matematica. Dopo il record di pole position, ciò che esalta maggiormente l’inglese è la differenza di rendimento rispetto al compagno di squadra Valtteri Bottas, incapace di raggiungere la stessa velocità. Un compagno tutt’altro che scomodo rispetto al veterano Nico Rosberg, campione lo scorso anno.
La delusione è invece tanta a Maranello, in una scuderia che sta vivendo emozioni completamente diverse. Il presidente Marchionne ha parlato di «cavolate», solo queste avrebbero impedito alla Rossa di vincere. Purtroppo gli errori in casa Ferrari, grandi o piccoli che siano, sono stati troppi, prova ne è il buio dopo la doppietta ungherese. Nelle sfide decisive, sulla carta tutte favorevoli alla Ferrari ad eccezione di Monza, strategie, piloti e componenti delle Rosse si sono smontati e liquefatti al momento dello scontro diretto.
La scuderia italiana resta però quella che fra tutte è cresciuta maggiormente negli ultimi mesi e potrà partire in primavera con delle buone basi. Ma le priorità restano ancora affidabilità e lucidità, per battere un Hamilton non solo talentuoso, ma ormai saggio e calcolatore. Non dovrà più esserci una Singapore, le Rosse non potranno più rimanere ferme in griglia senza battersi fino all’ultima curva di ogni circuito per sperare di superare “mister Pole Position”. È davvero il minimo che a Maranello possano fare.
Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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