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(ASI) La Coppa d’Africa 2012 ieri ha avuto il suo epilogo. La vittoria dello Zambia ha stupito ed in parte commosso il mondo calcistico, ma la rassegna ospitata da Guinea Equatoriale e Gabon sarà ricordata come una delle più sorprendenti della storia del calcio africano.

 A cominciare dalle grandi escluse: i faraoni dell’Egitto, vincitore delle ultime tre edizioni, i leoni d’Africa del Camerun, le aquile della Nigeria, le volpi dell’Algeria e i Bafana Bafana del Sud Africa. In totale 15 vittorie su 28 edizioni. Una "moria" di squadre senza precedenti, con le esordienti assolute Guinea Equatoriale, Niger e Botswana. Alla vigilia i pronostici erano tutti a favore del duo Ghana-Costa d’Avorio, con possibili pretendenti Senegal, Marocco e Tunisia. Ma anche nella fase a gironi le sorprese non sono mancate. Dei 4 gironi solo l’ultimo ha rispettato i pronostici con la qualificazione di Ghana e Mali a spese di Guinea e Botswana. Nel gruppo A malissimo il Senegal, battuto in tutti e tre gli incontri e terminato alle spalle della modestissima Libia con Guinea Equatoriale seconda e Zambia primo. Nel gruppo C grande impresa del Gabon, capace di chiudere a punteggio pieno davanti alla Tunisia. Molto deludente il Marocco, nonostante la sua buona caratura tecnica (in rosa l’udinese Benatia, il fiorentino Kharja, il gunner Chamakh ed il talentuoso ma discontinuo centrocampista del Qpr Taarabt).

Tanta volontà ed una buona gara con la Tunisia per il Niger. Nel B la lotta per il secondo posto dietro la Costa d’Avorio sembrava appannaggio di una tra Burkina Faso ed Angola. Ed invece tra i non esaltanti stalloni (terminati anch’essi ultimi a 0 punti come il Senegal) e la compassata ex colonia portoghese, è sbucato il Sudan, vincitore nel lontano 1970 e qualificatosi in maniera del tutto inattesa. Nei quarti di finale, poche sorprese, ma anche situazioni di equilibrio. Zambia e Costa D’Avorio travolgono Sudan e Guinea Equatoriale con due netti 3-0. Più difficile il compito del Ghana, che per sbarazzarsi della Tunisia ha bisogno di un gol di Ayew nei supplementari (finale 2-1). Amara eliminazione ai rigori a Libreville per il Gabon, "tradito" dall’errore dal dischetto di Aubameyang ed illuso dal gol di Mouloungui. La rete di Diabatè all’85’ regala il pareggio al Mali e dopo i supplementari Seydou Keità pone fine al match realizzando il rigore decisivo.

Le semifinali, molto equilibrate, vengono decise da due giocate: in Zambia-Ghana Mayuka (unico a giocare in Europa, con gli svizzeri dello Young Boys) è bravissimo a girarsi spalle alla porta ed a piazzare la palla nell’angolino con un destro chirurgico; in Costa D’Avorio-Mali Gervinho al 45’ percorre tutta la fascia, entra in area e conclude in diagonale di sinistro sul secondo palo. Nella finale la Costa D’Avorio spreca un rigore con Drogba, mentre Katongo colpisce il palo nel primo tempo supplementare. Dell’errore decisivo di Gervinho e del gol di Sunzu che regala il primo alloro continentale allo Zambia sappiamo tutti. Quello che colpisce sono alcune note di colore e di grande umanità. La prima riguarda la particolare nenia o canto propiziatorio che i componenti della Zambia hanno "eseguito" durante l’esecuzione dei calci di rigore, la seconda si è espressa in tre momenti particolari: nel ricordo delle vittime della strage aerea del 1993, commemorata sia rendendo visita nel luogo in cui persero la vita 18 componenti dell’allora nazionale zambiana, sia con uno striscione che recitava "in memory of 93, you are playing at home"; il toccante gesto del ct Renard, che rende partecipe del successo l’infortunato Musonda, portandolo in braccio dai suoi compagni intenti a festeggiare in cerchio; la gioia di Kalusha Bwalya, il più grande giocatore zambiano di sempre, sollevato di peso dall’attuale ct. Una bella serata per il calcio zambiano, proprio nel luogo in cui 19 anni fa il destino decise di tarpare le ali ad una nazionale in rampa di lancio.

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