(ASI) L’emergenza che stiamo vivendo, chiusi in casa e in apprensione per noi stessi e un po’ per tutti, parenti ed amici, non è bastata a fermare le risse e le polemiche sulle modalità da seguire per far concludere i campionati di calcio, sospesi improvvisamente per il contagio del covid-19, il 9 marzo scorso e fermi, per ora, fino al 3 aprile.

La serie A, com’è noto, è stata fermata alla 26 esima giornata (-12 dalla conclusione), la B alla 28 esima (-10), la C, in ordine sparso, i gironi A e B a 27 gare (-11) e il girone C alla 30 esima giornata (-8). Anche se le priorità sono altre in questo momento che il coronavirus dimostra di essere più subdolo, pericoloso e veloce di quanto era lecito ipotizzare, si può tuttavia pensare anche a come concludere i campionati, tenendo conto che la questione sanitaria non migliora e lo scenario, ipotizzato ieri, con la ripresa dei campionati il 15 aprile, appare  troppo ottimistico, al momento da escludere del tutto, più possibilista la data del 15 giugno, ma poi si dovrebbe giocare tutta l’estate, non mi pare nemmeno questa una buona idea. Qualsiasi decisione, però, si capisce senza che sia necessario sottolinearlo, sarà sempre e comunque una soluzione rabberciata, imposta dall’eccezionalità del momento, una decisione, quindi, non prevista dai regolamenti. Che fare, allora? Se la situazione dovesse rimanere ancora critica, vediamo due scenari. Il primo sarebbe quello di considerare conclusi i campionati, per tutte le categorie, il 9 marzo scorso, giorno della sospensione. Questo significa che lo scudetto verrebbe assegnato alla Juventus. In Champions, come da classifica, oltre alla Juventus, andrebbero Lazio, Inter e Atalanta; in Europa League Roma e Napoli. Retrocesse in serie B Brescia, Spal e Lecce. Per quanto riguarda la serie B, usando lo stesso criterio, in A andrebbe il Benevento e il Crotone e poi, non essendo possibile fare i playoff come da regolamento, il Frosinone. Retrocesse in serie C Livorno, Cosenza e Trapani, e anche in questo caso, non giocando le partite dei playout tra Cremonese e Venezia, la Cremonese che in classifica è quart’ultima.  In C, infine, promosse le prime dei rispettivi gironi: Monza, Vicenza e Reggina e la migliore tra le seconde: Bari, Carrarese e Reggio Audace. In B il Bari, la squadra meglio classificata. Tutti d’accordo? Sicuramente no. Pensate ai tifosi della Lazio che vedono la loro squadra ora ad un solo punto dalla Juventus e la vorrebbero vedere lottare in campo per contendere lo scudetto ai bianconeri. Pensate quante delusioni e rimpianti dai sostenitori delle squadre di B che avrebbero potuto, attraverso i playoff, tentare la scalata in serie A. Insomma infiniti scontenti. E allora ho pensato ad un’altra soluzione, diciamo rivoluzionaria. Considerando che per tornare alla normalità ci vorrà del tempo, e normalità intendo che allo stadio ci possa andare il pubblico. Lo spettacolo è per il pubblico, se non c’è la partecipazione, l’incitamento, l’entusiasmo, e perché no, anche lo scoramento e le delusioni dei sostenitori delle squadre è un mortorio, come si è visto nelle partite giocate a porte chiuse. In poltrona, davanti alla tv, si sta anche più comodi ma le emozioni dello stadio sono tutta un’altra cosa. Allora, dicevo, per tornare alla normalità ed avere anche i tifosi sugli spalti e gli incassi nei bilanci delle società, che per molte non è proprio un dettaglio, bisogna aspettare ancora un po’. Quanto? In questo momento non lo può e non lo sa dire dire nessuno, ma siccome qualche decisione bisogna pure prenderla, fatte queste doverose premesse, dico di allungare la sospensione dei campionati per sette mesi, fino al 4 ottobre. I giocatori e tutti gli sportivi facciano una lunga vacanza e si riprende in autunno dalle classifiche “congelate” il 9 marzo. Viene fuori un campionato anomalo, mai successo prima: 2019-20-21.  Senza bisogno di fare un altro calendario e nemmeno pagare una nuova iscrizione perché si tratta dello stesso campionato, la prima parte, già disputata, da settembre 2019 a marzo 2020 e la seconda parte, da disputare, da ottobre 2020 a maggio 2021, diciamo un campionato e mezzo. Da ottobre si comincia giocando le partire che mancano del girone di ritorno che, come visto sopra, sono 12 per la serie A, 10 per la B e 11 per la C, girone A e B, 8 nel girone C. Finite queste partite si arriva alla vigilia di Natale, c’è poi la tradizionale sosta per le festività di fine anno ed il mercato dei calciatori. A metà gennaio si riprende dalla prima giornata del vecchio calendario e si (ri) fa tutto (e solo) il girone d’andata, in totale per la A si disputeranno altre 31 partite (12 + 19) come le settimane che vanno dal 4 ottobre fino al 15 maggio 2021. Più o meno lo stesso numero di partite per gli altri campionati. Per far questo si devono prorogare automaticamente tutti i contratti dei calciatori di un anno e le scadenze dei contributi e dei versamenti per le società sportive, che l’ultimo decreto ha rinviato solo fino al 30 giugno. Bisogna riformulare anche i contratti con Sky e Dazn. Ci sarebbero, inoltre, da disputare le fasi finali della Champions e dell’Europa League di quest’anno. Si potrebbero mettere in calendario a settembre prima dell’inizio dei nuovi campionati. Anche il Campionato europeo previsto dal 12 giugno al 12 luglio, è stato fatto slittare di un anno, come è stato saggiamente deciso ieri dall’Uefa: stesse date e stesso calendario, nel 2021 invece del 2020.  

Così si darà il tempo necessario per ritornare tutti alla normalità, diciamo e speriamo sia così, riportando anche un po’ di tranquillità. Mi sembra un modo per limitare i danni e non scontentare, quasi, nessuno.

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia 

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