(ASI) Nei primi 45’ della semifinale di Coppa Italia, si fa decisamente preferire il Napoli. Più in palla, più brillante, con più cazzimma, insomma, rispetto ad una Juve pericolosa sì ma lenta e prevedibile.

Nella ripresa, invece, ecco l’inversione a 180°. La versione scintillante dei partenopei si sbiadisce con il passare dei minuti, mentre i bianconeri diventano famelici, rabbiosi, imprevedibili, anche grazie al buon senso di Allegri, che accantona il 3-4-3 iniziale per far indossare alla sua creature il vestito buono: l’ormai collaudato 4-2-3-1.

Questo, polemiche a parte per presunti rigori non concessi ed altri invece fischiati, è quanto lascia in eredità il primo atto della semifinale di Coppa, vinta dalla Juve con un netto 3-1 ma che lascia aperto ogni scenario possibile nella gara di ritorno che si disputerà ad aprile.

L’illusorio quanto meritato vantaggio firmato da Calle...gol, Callejon ovviamente, nel primo tempo, lascia presagire ad una partita diversa, perché nei primi 45 minuti il Napoli mette in difficoltà i bianconeri con la vivacità di Insigne, i movimenti di Callejon e l’ottima capacità di tenere il campo di Diawara e soprattutto di Rog.

E la Juve? Si rende più volte pericolosa, ma il 3-4-3 non funziona a dovere, con gli esterni Lichtsteiner-Asamoah poco brillanti.

Nella ripresa, invece, cambia tutto. Allegri accantona il modulo di partenza ed interpreti (fuori Lichsteiner per Cuadrado) e come per magia i padroni di casa cambiano decisamente registro.

Il Napoli prima traballa grazie al rigore del pareggio firmato da Dybala, per poi crollare sotto i colpi di Higauin e dello stesso Dybala, la cui doppietta è di...rigore.

La squadra di Sarri, dal canto suo, appare improvvisamente tutt’altra squadra rispetto a quella del primo tempo.

Non tira mai in porta e soffre particolarmente le accelerazioni di Cuadrado da una parte e la fisicità e qualità di Mandzukic sulla sinistra.

Finisce 3-1 dopo una gara vibrante e combattuta, nella quale il Napoli illude e si illude, e la Juventus reagisce e vince.

Carlo Forciniti - Agenzia Stampa Italia

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