(ASI) Perugia. Il Perugia vince e, tutto sommato, convince. Malgrado un secondo tempo a lungo preso in mano dal Palermo, che ha cinto d'assedio per almeno venticinque minuti l'area dei grifoni, inspiegabilmente schiacciati tutti all'indietro, la squadra di Tedino non ha mai trovato la zampata giusta né ha collezionato vistose occasioni da rete, ad eccezione di un bolide dalla distanza di Chochev, alto sopra la traversa, e di un diagonale ravvicinato di Nestorovksy, facile preda del numero uno biancorosso Leali.

Quello di Breda non è un gioco sofisticato e spumeggiante, tutt'altro. Eppure, quando non incappa in una brutta giornata, sa essere tremendamente efficace e speculativo. Del resto, il tecnico veneto lo aveva detto sin dal suo arrivo nel capoluogo umbro: è importante mantenere gli equilibri per giocarsela fino alla fine, senza rischiare di perdere punti importanti. Era successo con l'Ascoli, quando una rete di Filippo Falco, poi ceduto al Pescara a gennaio, aveva risolto la partita al 92', ma anche a Salerno e a Terni, dove, rispettivamente, Buonaiuto e Di Carmine (dal dischetto) avevano riagguantato il risultato, sempre nei minuti di recupero.
Che quello del Perugia sia un gioco votato all'attesa e alla riduzione al minimo dei danni lo dimostra il fatto che, con grandi o piccole, in casa o in trasferta, la squadra mantiene un atteggiamento sostanzialmente immutato, dimostrando comunque di poter giocarsela con tutti, come ha messo in evidenza anche nel primo tempo della partita contro i rosanero, dove per larghi tratti i grifoni avevano messo alle corde gli ospiti, andando per almeno due volte vicini al vantaggio, prima con una botta all'altezza del dischetto di Mustacchio, ben servito da Di Carmine, deviata in calcio d'angolo dal provvidenziale intervento di Rajkovic, e poi con la conclusione da distanza ravvicinata di Kouan, smarcato al centro dell'area da un generoso Mustacchio, finita poco sopra la traversa della porta siciliana.
Nel secondo tempo, il Perugia ha indubbiamente rischiato. Specie dopo l'ingresso di Nestorovsky, sarebbe stato senz'altro più saggio tenere il baricentro alto per far respirare la retroguardia, coadiuvata in diverse occasioni quasi dall'intero centrocampo, costretto ad arretrare lasciando completamente soli Cerri e Di Carmine in avanti. Tuttavia, la difesa ha retto abbastanza bene, impedendo quasi sempre ai pericolosissimi avanti palermitani di trovare il pertugio favorevole per battere a rete.
Appena due mesi fa, probabilmente, non saremmo usciti indenni da una seconda frazione di gioco come quella di ieri, e le gare interne con Bari ed Empoli sono lì a dimostrarlo. Questo suggerisce che il cambio di modulo ed i nuovi innesti di gennaio hanno permesso a Breda di lavorare meglio e di puntellare il reparto arretrato con gli inserimenti di Dellafiore, in attesa di rientro dall'infortunio, di Gonzalez, ieri spedito in panchina, e del giovane emiliano Magnani, anche ieri autore di un'ottima prestazione.
Con l'arrivo di Alessandro Diamanti, presentato ieri al pubblico del "Renato Curi", l'ennesimo acquisto di lusso che il presidente Santopadre ha voluto regalare alla tifoseria dopo quelli di Lanzafame nel 2015, di Guberti e di Brighi nel 2016, la speranza è quella di colmare il vuoto lasciato dal nordcoreano Han in termini di fantasia ed estro, e magari di riuscire a sfruttare in modo più efficace i calci piazzati, vero punto debole del Perugia da qualche stagione a questa parte.

Andrea Fais – Agenzia Stampa Italia

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