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(ASI) Un suicidio. Il Perugia riesce nell'impresa di non raggiungere la finale partendo da miglior piazzata nei play off. Ci riesce con due partite contro il Pisa giocate senza dare l'impressione del più forte, e tatticamente male impostate. Ci riesce, per restare agli episodi, con un finale in cui si sono concentrati e succeduti nell'arco di pochissimi minuti scetticismo, speranza, entusiasmo e atroce delusione. Partiamo da lì. La mezz'ora della ripresa è passata da 4 minuti e il Perugia, sotto dal 2' per una frittata cucinata in tandem dal duo Russo-Lebran, non riesce ad impensierire la retroguardia pisana, nonostante sia da qualche minuto con l'uomo in più per l'espulsione di Tulli. Camplone, rinnegando per una volta il suo credo, ha messo dentro anche Ciofani e adesso in campo ha cinque attaccanti. Sull'ennesimo lancio lungo, Tozzi Borsoi tocca di testa per Ciofani che resiste al ritorno del marcatore e la butta dentro di forza: 1-1. Il Curi si rianima, i grifoni ora ci credono e al 40' il sorpasso è cosa fatta grazie ad un'iniziativa di Fabinho che da sinistra crossa e taglia tutta la difesa pisana per l'accorrente Rantier che la spinge nel sacco. I 15.0000 sugli spalti esplodono in un urlo liberatorio. Ecco, la finale che sembrava impossibile ora è di nuovo negli artigli del Grifo. Incredibile, impensabile per quel che si era visto fino a quel momento. Succede, però, che i grifoni si dilunghino troppo nell'esultanza vicino alla panchina e, quando il Pisa batte la rimessa da centrocampo, si accorge che può affondare indisturbato dall'altra parte del campo, sulla fascia sinistra, da dove il pallone arriva al centro e, dopo una ribattuta corta della difesa biancorossa, viene calciato in rete per il 2-2 da Favasuli, che aveva seguito l'azione. Beffa atroce, errore letteralmente imperdonabile, degno di categoria amatoriale, tanto più grave perché commesso nella partita e nei minuti decisivi. Sarebbe bastato contrastare i Pisani, tenere palla e calciar la lontano. Invece, si è lasciato il Pisa andare indisturbato a segnare il pari! Questa la cronaca, ma l'analisi deve andare un po' più in la. Deve dar conto, anzitutto, di una domanda rimasta senza risposta: perché il Perugia che ha mezzi tecnici e individuali indiscutibilmente superiori al Pisa, ha perso sul piano tattico entrambe le sfide? Come ha potuto il gioco poco più che elementare orchestrato da Dino Pagliari annullare sul nascere, sistematicamente, la manovra ariosa e a tratti spumeggiante del Perugia del campionato? Come mai Camplone non è riuscito a trovare la contromossa e ha rischiato, paradossalmente, di vincere solo quando, per disperazione più che per convinzione, ha giocato col doppio centravanti e cinque punte? Insomma, qualcuno ci dica perché l'organizzazione metodica ha permesso al Pisa di arrivare sempre primo sulle palle (domandare ad uno per tutti, Lebran, sovrastato, a tratti ubriacato, e anticipato puntualmente da Perez) giocare in scioltezza, amministrare il gioco, colpire sfruttando ogni errore del Perugia e vincere il confronto anzitutto mentalmente. La risposta a queste domande non è accademia, ma può rappresentare il primo passo per una ripartenza giusta del Grifo prossimo venturo che, come ha detto in sala stampa Santopadre, continuerà a lavorare al progetto e agli obiettivi tracciati. Perché, se chiarire quei dubbi servirà a correggere errori di valutazione e di conduzione tecnica, si potrà forse ipotizzare di costruire una squadra che, senza rinunciare alla cifra del bel calcio, possa caratterizzarsi anche per più massicce dosi di concretezza, cinismo e capacità di gestire gioco e situazioni, cose che sono mancate troppo spesso al Perugia quest'anno. Insomma, la stagione è stata buttata alle ortiche con un errore marchiàno di leggerezza dopo il 2-1, ma la sconfitta ai play off ha radici un po' più lunghe e limiti che si erano evidenziati già da qualche tempo. Da quei limiti bisogna che la società riparta per impostare una nuova stagione vincente.
Primo punto da definire, gli assetti societari. La coppia Moneti-Santopadre resterà unita o le divergenze di vedute che si sono evidenziate da qualche tempo li porteranno a dividersi? E, se sarà separazione, quali potenzialità economiche avrà il nuovo Perugia per far fronte alle ambizioni di una piazza che con i 15.000 di oggi ha solo confermato di meritare anche più della serie B?
Troppo presto, ovviamente, per rispondere. Tutto deve assestarsi, la complessità delle ripartenze stagionali è sempre alta, e tanto più lo è dopo "batoste" come quella di oggi. Ma si faccia presto e con chiarezza, come è sembrato voler indicare Santopadre, per non disperdere il ricostituito patrimonio di credibilità, passione e attenzione che è rinato attorno al Perugia. Perché quello sarebbe un errore ben peggiore e più grave di quello commesso oggi in campo per il 2-2 del Pisa.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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