(ASI) Un altro colpo duro per l’Africa, il presidente Idriss Déby 68 anni è morto martedì 20 aprile a causa di alcune ferite riportate mentre si trovava nei pressi di una zona di guerra, ha detto il portavoce dell’esercito ciadiano Azem Bermandoa Agouna in un discorso alla televisione di stato.

Déby sarebbe rimasto coinvolto in scontri tra l’esercito e il gruppo ribelle Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad (FACT) mentre si trovava vicino al luogo dei combattimenti.

Il Ciad, ufficialmente Repubblica del Ciad, è uno Stato dell'Africa centrale che confina a nord con la Libia, a est con il Sudan, a sudovest col Camerun e la Nigeria, a ovest col Niger e a sud con la Repubblica Centrafricana. È vasto 1.284.000 km² e ha una popolazione di circa 16 milioni abitanti. Il nome dello Stato deriva dal lago Ciad.

Il nuovo capo di stato è Mahama Idriss Déby 37 anni, uno dei figli di Idriss Déby Itno, è di madre Gorane. Gorane è il nome arabo del Toubou di Ennedi e OumChalouba la cui lingua è Daza.

Le circostanze della sua morte però sono ancora poco chiare: non si sa né come sia morto né perché si trovasse in visita in un’area dove erano in corso scontri armati. L’esercito ha fatto sapere che il presidente sarebbe morto «esalando il suo ultimo respiro mentre difendeva la nazione sovrana sul campo di battaglia», come ha detto Azem Bermando Agouna, ma il gestore della sua campagna elettorale ha detto invece che Déby si trovava nella zona solo per una visita all’esercito, decisa all’ultimo momento. Quindi ad oggi ancora notizie contrastanti.

Nell’attuale incertezza, nonostante le voci, i giochi politici, le dichiarazioni di tutte le parti, le domande sul futuro del G5 Sahel, del gioco sempre più “chiaro” della Turchia, della Russia, della Cina e delle visite turistiche della Francia, l’importante è riconoscere che la questione del Ciad è prima di tutto etno-clanica.

Va ricordato che le elezioni di un paio di settimane fa sono state come benzina su un fuoco molto caldo. Idriss Deby si era messo alla guida del Ciad nel dicembre di trentuno anni fa, in un Paese dilaniato dalla guerra con la Libia portata avanti dal dittatore Hissene Habrè e con cui, invece, Deby si vantava di aver “stabilito eancorato la democrazia, la pace e la sicurezza”  nel 2011, durante le primavere arabe, Deby fu contrario a un intervento dell’Occidente nel Paese e inviò materiale bellico alle truppe di Muammar Gheddafi, anche se mai furono portate prove a riguardo. 

Ma Idriss Deby Itno come molti capi di stato in numerosi nazioni africane sono dei autocrati, quindi è gioco facile un’eventuale sollevamento della popolazione. Di solito arrivano al potere con dei buon intenti e poi strada facendo vengono logorati dal potere: cambiano le costituzione a piacimento, censurano le opposizioni, mettono in prigione cittadini senza rispettare le stesse leggi che hanno promulgate. Oggi ai funerali 12 capi di stato tra cui il presidente francese Emmanuel Macron. L’opposizione ciadiana grida al colpo di stato e ha proclamato la disobbedienza civile, perché secondo loro è la Francia che bombarda le postazioni dei ribelli.Il presidente francese ha reso omaggio al presidente alla presenza di capi di Stato e di migliaia di cittadini. E ha promesso che "non consentiremo che il Ciad venga minacciato. Nessuno metterà in discussione la stabilità di questo Paese e la sua integrità territoriale". Idriss Deby più rimpianto in Occidente. Perché, come direbbe Draghi, «faceva comodo»

Laurent De Bai - Agenzia Stampa Italia

 

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