(ASI) È l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) a rilasciare le cifre sulla povertà in aumento. Secondo le stime 80 famiglie di italiani su 100 nel 2020 sono scivolate nell’indigenza. Il 25 % è l’indice di fabbisogno assoluto per i nuclei familiari. A causa del Covid-19, secondo le ultime rilevazioni, 5,6 milioni di persone sono in povertà assoluta. Entriamo nel dettaglio.

L’ISTAT , registra un milione di persone in più in seria difficoltà economica. Questa cifra è lievitata in un solo anno. L’indice di povertà è dunque salito dal 7,7 % al 9,4 %. Questi dati, vengono confermati giornalmente dalle file che si possono documentare al di fuori dei centri per i sussidi “Caritas”, “Opera per i Poveri” o “Pane Quotidiano”. A retrocedere nella scala sociale sono coloro che in questo anno hanno perso il lavoro i così detti WorkingPoor, i poveri del lavoro.

Si fa riferimento anche a chi aveva un lavoro precario, prevalentemente nel settore del terziario. Persone per lo più residenti al Nord di Italia e nelle aree metropolitane o limitrofe. Nel Settentrione sono infatti caduti nella precarietà 218 mila famiglie che corrispondono a 720 mila persone. Nel Mezzogiorno il flusso di nuovi bisognosi è più limitato : (186 mila unità). Tuttavia lo “storico” della povertà al Sud è più largo, e conta l’11, 1 % degli individui. Il bilancio è inevitabilmente negativo. La crisi pandemica legata alla nuova infezione da Coronavirus, ha fatto allargare le fila di chi vive rasentando condizioni di vita non ottimali. I numeri avrebbero potuto essere anche decisamente peggiori. Non c’è la prova di essere sull’orlo di un collasso sociale. Le premesse non sono comunque incoraggianti.

La relativa tenuta degli argini la si deve ad i sussidi che hanno in qualche maniera intaccato il trend negativo riguardante l’economia. Il “Reddito di Emergenza” avrebbe potuto funzionare meglio, ma ha in qualche maniera tamponato le gravi ferite inferte alla carenza di liquidità . Tutta la piccola e media impresa è stata duramente colpita. I dati rilasciati dall’ISTAT mettono in luce anche l’intensità della povertà. Questo indice, si ricava calcolando la distanza delle qualità della spesa delle famiglie, persone, rispetto ad una soglia minima di acquisti di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile. Ciò che appare chiaro è che le famiglie sono passate ad avere dei problemi maggiori per quanto riguarda la possibilità di acquisto. I sussidi Governativi elargiti hanno permesso comunque un dignitoso mantenimento. Chi è stato escluso da questi, ha pagato il prezzo più alto. Esaminando l’evoluzione della spesa degli italiani durante i periodi di restrizione, si vede come siadiminuita drasticamente in un anno, il segno è negativo : un meno 9,1%. I perni attorno cui ruotail mantenimentomedio della stessa sono glialimenti e la casa. I consumisono aumentati , passando da un 53,1 a un 58,4 %. Questi dati vanno a consacrarele nuovedifficoltà scaturite dalla crisi economica vigente.

Massimiliano Pezzella – Agenzia Stampa Italia

 

 

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