Jean Jacques Rousseau painted portraitASI) Milano - Nel luglio 2018 fece discutere l'intervista shock del giornalista Mario Giordano su la "Verità" a Davide Casaleggio (figlio dell'imprenditore Gianroberto Casaleggio, fondatore con Beppe Grillo del Movimento Cinque Stelle, prematuramente scomparso nel 2016).

Davide Casaleggio, succeduto al padre alla guida della "Casaleggio Associati", Presidente dell'Associazione "Rousseau", il cui fine associativo è quello di sostenere e sviluppare l'omonima piattaforma web di democrazia diretta degli iscritti del Movimento Cinque Stelle, dichiarò che tra qualche lustro l'elezione dei rappresentanti in Parlamento potrebbe non essere più necessaria, poiché superata dalla democrazia partecipativa che coinvolgerebbe direttamente i cittadini.

 

"I grandi cambiamenti sociali - dichiarò a Mario Giordano Davide Casaleggio - possono avvenire solo coinvolgendo tutti attraverso la partecipazione in prima persona e non per delega", poiché "non servono baroni dell'intellighenzia che ci dicano cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti che ci chiedano verso quali obiettivi vogliamo andare e che propongono un percorso per raggiungerli".

 

Dunque, per Davide Casaleggio sembra "inevitabile" il superamento della democrazia rappresentativa. "Il metodo della rappresentanza - dichiarò oltre due anni fa a Mario Giordano - è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla rete e alle tecnologie esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile".

 

Le parole pronunciate da Davide Casaleggio all'epoca, tornano di grande attualità oggi, dopo l'esito del referendum sulla riduzione del numero dei Deputati e dei Senatori che ha visto la netta vittoria del "SI".

 

Subito si è acceso un forte dibattito politico, non solo nell'opinione pubblica, ma nell'ambito dei politologi che hanno fatto del modello di democrazia diretta online oggetto dei propri studi di Scienza Politica, soprattutto dopo l'ascesa al governo del Paese del Movimento Cinque Stelle.

 

Attualmente, il fine delle piattaforme web di democrazia diretta è di dare ai cittadini uno spazio virtuale, sia per discutere, sia per esprimere il proprio parere che influenzerà così direttamente le decisioni di un Partito. 

 

Come ha dichiarato agli organi d'informazione il Presidente della Camera dei Deputati, il pentastellato Roberto Fico, la piattaforma Rousseau, e simili, segnano l'ingresso nell'era "della disintermediazione".

 

A tal proposito, è doveroso chiedersi: l'ascesa delle piattaforme online di democrazia diretta porterà al superamento nell'arco di alcuni decenni della democrazia rappresentativa parlamentare?  Le piattaforme web, attraverso le nuove tecnologie informatiche, sono applicabili in modo efficace a livello istituzionale?

 

Per esaminare l'ipotetico utilizzo a livello istituzionale di tali piattaforme informatiche, possono essere utilizzati i criteri stabiliti da Lincoln Dahlberg, anche oggetto di ricerca e di tesi di laurea del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università "Luiss Guido Carli". 

 

Dall'avvento dell'era della Globalizzazione, diversi studiosi si sono chiesti se i sistemi democratici sono compatibili con le caratteristiche della società del terzo millennio.

 

Uno di questi è Jose Ramos, dell'Università di Tecnologia del Queensland in Australia che ha curato, tra il 2015 e il 2016, l'undicesimo capitolo del libro "The Future Internet", intitolato "Liquid Democracy and the Futures of Governance", in cui spiega il progressivo  sviluppo e la diffusione delle piattaforme deliberative online nella recente realtà politico - sociale, caratterizzata da un generale contesto di insoddisfazione e di critica verso la politica e la classe dirigente, poiché esisterebbe una sorta di deficit democratico nell'attuale sistema della democrazia rappresentativa.  

 

 Infatti, secondo Ramos, se da una parte aumentano le aspettative e i desideri dei cittadini riguardo un maggior coinvolgimento nella sfera pubblica, dall'altra diminuisce il potere reale delle persone in rapporto ai sistemi politici.  Questa insoddisfazione si è manifestata tramite la nascita e l'esplosione di diversi movimenti di protesta, tra il 2009 e il 2011, come ad esempio "Los Indignados" in Spagna, la "Primavera Araba", il movimento "Occupy Wall Street12" negli Usa e anche il Movimento Cinque Stelle in Italia. 

 

Questi movimenti di protesta hanno potuto farsi conoscere e si sono affermati soprattutto grazie al sempre maggiore sviluppo dei mezzi di comunicazione digitale che hanno superato le censure e gli ostacoli dei mezzi di informazione governativi e istituzionali, dando agli "insoddisfatti" del "deficit democratico" la possibilità di sperimentare l'utilizzo di tali mezzi per colmare il vuoto di rappresentanza, tramite la nascita delle piattaforme web di democrazia diretta che possono influenzare i processi decisionali e la partecipazione del cittadino nella gestione della "res publica". 

 

Come spiega bene Ramos, i sistemi di democrazia rappresentativa nacquero fra il Seicento e il Settecento (e si perfezionarono fra Ottocento e Novecento), in un contesto storico nel quale non esistevano gli attuali mezzi tecnologici in grado di ridurre in maniera sostanziale le distanze di tempo e di spazio, perciò questo metodo fu considerato l'unico idoneo a garantire una maggiore democraticità e rappresentatività ai neonati Stati Nazione.

 

 Ma, con le dinamiche veloci e interconnesse del mondo globale del Terzo Millennio, nel XXI secolo la democrazia rappresentativa sarebbe andata in crisi a causa della bassa velocità dei processi decisionali e dell'incapacità di risolvere problematiche sempre più complesse.

 

Inoltre, c'è anche da dire che la tenuta dei sistemi rappresentativi è stata messa a dura prova anche dalle pressioni dei mass media che i Partiti e le lobby di potere utilizzano per influenzare l'opinione pubblica, annullando quasi del tutto il dibattito, il confronto e il dialogo con i cittadini, allontanando sempre più la politica e la classe politica dagli interessi della collettività e facendo apparire il politico agli occhi dei cittadini, non come un rappresentante dell'interesse dello Stato - Nazione, ma un mero tutore dei suoi privilegi di casta. 

 

In un contesto come quello attuale, nel quale i problemi si sviluppano più velocemente e sono più difficili da risolvere, i cittadini hanno bisogno di una forma di democrazia che risponda meglio alla partecipazione diretta del cittadino ai processi decisionali e che snellisca le decisioni per adattarsi alla velocità del mondo interattivo e globale odierno, per creare una società e un mondo più sostenibile.

 

Pertanto, le piattaforme web, ed in particolare quella pentastellata "Rousseau", sono veramente in grado di svolgere un ruolo istituzionale di partecipazione del cittadino alle scelte decisionali? 

Cosa dovrebbe migliorare ancora per diventare lo strumento istituzionale di continua rappresentatività diretta dei cittadini che possono decidere liberamente senza avere l'intermediazione dei deputati e dei senatori? 

 

A tal proposito, sulla cosiddetta "Democrazia Liquida" e sui sistemi deliberativi online, Lincoln Dahlberg ha fissato dei parametri ideali di valutazione in "The Internet and Democratic Discourse", articolo uscito nel 2001 su "Information, Comunication and Society", in modo tale da determinare la misura nella quale tali piattaforme facilitino o limitino il dibattito.

 

Questi parametri sono: 1) Possibilità di scambio e critica di proposte razionali dalla validità morale e pratica; 2) Riflessività, cioè possibilità di esame critico dei valori culturali, delle credenze, degli interessi e del contesto sociale; 3) I partecipanti devono essere in grado di comprendere l'argomento dalla prospettiva degli altri; 4) Sincerità, fornire ogni informazione per esaminare in modo completo ed esaustivo il problema sotto osservazione; 5) Possibilità di inclusione ed uguaglianza discorsiva, cioè ogni partecipante deve avere la possibilità di introdurre questioni e discutere quelle proposte da altri; 6) Autonomia dal potere politico - statale ed economico.

 

Dahlberg ha potuto applicare questi parametri alla sola piattaforma Minnesota E-Democracy, una organizzazione no-profit fondata nel 1994, ufficialmente politicamente indipendente, col fine di "incrementare la partecipazione democratica in Minnesota" con l'utilizzo dello strumento informatico. Dall'epoca, si sono moltiplicate le nuove piattaforme politiche online di democrazia diretta, ma i parametri di Dahlberg sono ancora validi e non certo hanno dato, almeno fino ad oggi, sempre esiti di valutazione confortanti.

 

Pertanto sorge spontaneo chiedersi: come si può evitare che una piattaforma non sia utilizzata per fini propagandistici e che si crei un vero dibattito costruttivo e propositivo fra la cittadinanza? Il modello di democrazia diretta tramite il web sarà veramente il futuro della sovranità popolare anche in Italia? È stata una mossa azzeccata ridurre il numero dei rappresentanti in Parlamento? È veramente la piattaforma web il modello democratico da seguire?

 

Cristiano Vignali Agenzia Stampa Italia

 

 

Nella foto Rousseau, uno degli ideologici della Democrazia Diretta che da il nome alla piattaforma web del Movimento Cinque Stelle.

 

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