(ASI) La disabilità ai più, di norma, sembra un problema estraneo. Solitamente infatti sono le famiglie con disabili ad esserne maggiormente coinvolte. Eppure non si nasce solamente disabili, ma ci si può diventare. Malattie, incidenti e traumi rendono chiunque a rischio disabilità. Eppure il tema in Italia spesso manca di venire percepito ed affrontato con la dovuta attenzione. Per rimediare sono scese in campo le associazioni “Il Mosaico” e “Cuore di Leone”. 

 

A Città di Castello, nella provincia perugina, le due associazioni hanno lanciato la sfida nei confronti di una società sovente sorda rispetto ai problemi della disabilità. Per far sentire la loro voce su un tema così delicato, le due associazioni hanno organizzato una conferenza sul tema delle barriere architettoniche tenutasi nel comune tifernate. Ad illustrare le tematiche erano presenti Carlo Reali, dell’associazione “Il Mosaico”, e Riccardo Lucaccioni, dell’associazione “Cuore Di Leone”, coadiuvati dal Cavalier Raffaele Goretti, presidente dell’osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità.

“In un mondo civile, la progettazione delle città deve tener conto delle necessità di tutti gli abitanti. L’inciviltà dipende dal fatto che nelle nostre città la progettazione è stata pensata soltanto per un particolare modello sociale: cioè una persona giovane ed atletica. Questo impedisce l’inclusione sociale. Il tema delle barriere architettoniche è pertanto legato al non rispetto delle necessità di tutti i cittadini che risiedono in quel luogo. Tutto ciò porta alle barriere architettoniche, cioè ad uno dei problemi più odiosi che noi possiamo avere nella società civile, poiché priva queste persone di poter vivere dignitosamente nella società civile” – ha spiegato Goretti, che ha poi aggiunto – “Dobbiamo pensare a progettare direttamente senza barriere, poiché nulla cambia in termini di spesa. Mentre per quanto riguarda l’esistente, esistono apposite normative contenute nei PEBA (Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche) che prevedono anche appositi fondi in tal senso, e che tutti i comuni sono tenuti ad implementare sul loro territorio”.

Eppure in Umbria sembra che pochi si curino dei disabili. Durante la conferenza impietose sono state le immagini raccolte a Città di Castello. Rampe ripidissime che conducono a rampe di scale o porte strette impossibili da varcare per un disabile in carrozzella. Oppure citofoni installati ad altezza di sedia a rotelle, che però garantiscono l’accesso ad androni con scalini privi di rampe e conducono ad ascensori con pesanti porte manuali. Perfino nel comune di Città di Castello la situazione non migliora. “Sono quasi venti anni che hanno installato un montacarichi, ma non è mai entrato in funzione. Questo è gravissimo perché il comune dovrebbe essere la casa di tutti” – ha spiegato Reali, che ha poi aggiunto – “Se non ci pensa il privato che, per sensibilità sua, provvede a rendere accessibile, con alterne risultati, il proprio negozio o il proprio condominio, l’istituzione pubblica latita. Abbiamo le scale mobili di Città di Castello che non sono accessibili ai disabili, mentre in città  la situazione non brilla con rampe ripide ben oltre le norme”.

Per Reali inoltre la situazione è critica anche dal punto di vista della collaborazione con le associazioni e dell’impegno attivo sul tema delle barriere architettoniche. “In Umbria abbiamo inoltrato apposita richiesta di collaborazione a tutti i comuni presenti con anche richiesta di verificare l’applicazione dei PEBA, o gli eventuali piani per il futuro. Solo in 9 ci hanno risposto, ma solo il comune di Assisi risulta in regola con le normative volte all’abbattimento delle barriere architettoniche. La cosa non deve destare stupore: Assisi, devastata dal terremoto del 1997, per poter avere accesso ai fondi della ricostruzione, dovette provvedere ad un piano di ricostruzione che prevedesse l’abbattimento delle barriere architettoniche”.

Per ovviare a queste mancanze, e convincere la politica locale di Città di Castello ad impegnarsi su questo fronte, le due associazioni hanno lanciato una petizione pubblica nella quale si chiede quanto segue:

  • “La redazione di un Piano di eliminazione delle barriere architettoniche pubbliche e private (P.E.B.A -obbligatorio fin dal 1987), per concorrere alla ripartizione dei fondi statali già assegnati alla Regione per il 2017/2018/2019/2020 pari rispettivamente a 1.231.000/3.693.000/2.462.000 e 3.693.000 (Atto C.R. n.155/2018 ) per l’edilizia privata da integrare con fondi comunali per le strutture pubbliche , e stanziarli nei bilanci  preventivo annuale 2019 e nei successivi correlati bilanci pluriennali”
  • “Che venga dato conto dell’utilizzo degli eventuali fondi che la Regione può aver assegnato, anche a ristoro delle somme autonomamente anticipate dal Comune negli ultimi quattro anni e dei relativi interventi realizzati”.
  • “Concorrere alla redazione del secondo rapporto dell’Osservatorio regionale 2017-2020 sulle disabilità, per acquisire una conoscenza precisa del fenomeno”
  • “Che venga dato adeguato risalto e pubblicità alla obbligatorietà della normativa vigente nella prospettiva dell’”Universal design” che ha come obiettivo la realizzazione di edifici, prodotti ed ambienti accessibili a tutti, quindi fruibili da chiunque”.
  • “Che si giunga quanto prima a garantire la presenza ufficiale di un rappresentante nella Commissione Urbanistica e Lavori Pubblici “.

Se la petizione dovesse raccogliere il successo sperato dai suoi promotori, Città di Castello “rischierebbe” dunque di trasformarsi in uno dei comuni simbolo dell’abbattimento delle barriere architettoniche.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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