(ASI) In un lungo editoriale sul Corriere della Sera, Sabino Cassese si mostra preoccupato per il fatto che il Parlamento abbia disposto, con la legge n. 28 del 26 marzo scorso, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul personale e le disposizioni delle autorità di vigilanza, la gestione degli enti creditizi e delle imprese di investimento, l’operato delle agenzie di rating.

Ed estende la sua azione ai fondi assicurativi e assistenziali, ai confidi, al debito pubblico e all’utilizzo dei derivati, alle norme sulle fondazioni ex bancarie. “Non è una commissione d’inchiesta conoscitiva (intende forse riferirsi a quella inutile e alla camomilla di Pierferdinando Casini) ma può disporre - spiega ancora Cassese - dei poteri dell’autorità giudiziaria, ordinare l’accompagnamento coattivo di persone, superare le norme sui diversi segreti, sanzionare in caso di rifiuto di comparizione e di false dichiarazioni. Per la durata e l’ampiezza del mandato, le finalità e i poteri, una superprocura sui reati finanziari sul modello dell’Autorità antimafia e antiterrorismo. Si può essere sicuri che la commissione sarà al centro di una guerriglia contro banche e istituzioni finanziarie perché mette sotto accusa il sistema bancario e finanziario e i suoi controllori, senza distinzione tra “buoni” e “cattivi”, tra “colpevoli” e “incolpevoli”. Non si era mai visto un Parlamento che mettesse sul banco degli imputati un intero settore dell’economia, importante come quello finanziario”. Non la penso affatto come Cassese. Non capisco, tanto per cominciare, lo stupore per una commissione “mai vista prima”. Non si era mai visto prima nemmeno quello che hanno combinato le banche, cominciando dal Monte dei Paschi per finire alle Banca Etruria, Banca delle Marche, Carife, Carichieti, Banca Veneto, Banca Popolare di Vicenza con i fallimenti che hanno costretto lo Stato a sborsare già una decina di miliardi. E con le truffe ai risparmiatori, che sono più di 300 mila (vedi Il Sole 24 Ore e il Corriere) e non 25 mila come sostiene Cassese. L’ultimo miliardo e mezzo è pronto (il decreto è in discussione in queste ore) per risarcire i clienti vittime, appunto, di “violazione massiva” delle norme sul risparmio.  Mi pare, poi, del tutto incomprensibile come si faccia a dire che si deve indagare solo sui cattivi e i colpevoli. Chi sono i cattivi e i colpevoli? Non si sanno prima. Si sapranno - se ci sono - solo dopo, appunto dopo le inchieste, che servono per questo. I magistrati, con l’ausilio della polizia giudiziaria, non indagano solo sui delinquenti, anche perché non possono saperlo prima, indagano su tutti per scoprire - se ci sono e chi sono - gli eventuali delinquenti. Sorprende anche, su quanto scrive Cassese, il richiamo che fa alla Costituzione. Per lui questa commissione d’inchiesta sarebbe addirittura incostituzionale. E perché? Cassese richiama l’art. 47 “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. E, però, aggiunge l’editorialista del Corriere, “non che lo mette sotto accusa”. Ma la commissione non ha la finalità di mettere sotto accusa il risparmio, che sarebbe peraltro una cosa piuttosto stravagante e complicata, mette sotto accusa chi questo risparmio non lo ha tutelato, facendone scempio, e violando, tra le altre norme, anche per non dire soprattutto, proprio l’art. 47 della Costituzione sopra richiamato. Cosa che sembra abbiano fatto alcune banche, con la noncuranza della Banca d’Italia e la Consob, che non hanno controllato, visto e capito nulla.              

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

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