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“Zitti,zitti…”. Gabigol è tornato, il Brasile ha il suo Santo(s) in paradiso. E l’Inter gongola.

Di Raffaele Garinella 10 Settembre 2018 – 09:40 3 min di lettura

zittizitti(ASI) Dodici reti in ventitré gare di campionato, fiuto per il gol ritrovato, condizione atletica eccellente. Potremmo dire: “Bentornato Gabigol”, ma commetteremmo  un errore imperdonabile perché il giovane attaccante brasiliano non se ne è mai andato. Lo stesso dicasi per le sue  capacità di finalizzazione, mai svanite.

 

Potremmo dire anestetizzate, almeno durante la parentesi nerazzurra, ma dovremmo aggiungere che al calciatore andava concesso più tempo.

In sintesi, la bravura sotto porta c’è sempre stata, è un po’ come andare in bicicletta, quando si comincia a pedalare, non lo si dimentica.

Gabigol andava semplicemente aspettato, come è logico fare nei confronti di un giovane che si cala in una realtà calcistica completamente nuova ed estremamente differente da quella di provenienza.

Il campionato italiano è difficile, chiedere a Platini e Zidane, che hanno avuto bisogno di mesi prima di riuscire a dimostrare le qualità straordinarie possedute. Senza scomodare due mostri sacri del calcio transalpino, si guardi ai tanti esempi di calciatori che hanno dovuto faticare ben sette camicie prima di consacrarsi anche in Italia.

La nostra serie A è complessa da tanti punti di vista: lo è sotto il profilo tattico, dove le difese pressano continuamente, raddoppiando costantemente l’attaccante, e lo è anche da un punto di vista tecnico.

Nella Milano nerazzurra, e questo capita molto spesso-, quando si pensa a talenti brasiliani, la mente conduce immediatamente al “Fenomeno”, l’unico, forse, degno di tale appellativo. Ronaldo è stato inimitabile, resterà inarrivabile, meglio dunque evitare inutili paragoni.

Gabigol  è un calciatore differente, una prima punta di movimento, un centravanti atipico, per intenderci. Mancino naturale,- grazie a questa caratteristica- in grado anche di ricoprire il ruolo di esterno d’attacco di destra. Il dribbling rappresenta l’arma migliore. Nell’ultima gara di campionato, vinta dal Santos per 2-0 sul campo del Parana Clube  l’allenatore Stival lo ha schierato come terminale offensivo del collaudato 4-2-3-1.

I risultati si sono visti, doppietta e palma di migliore in campo. La prima rete è nata grazie ad un tiro, di sinistro, naturalmente, che si è insaccato sotto la traversa della porta difesa da Richard, mentre il raddoppio, sempre di sinistro, è frutto della collaborazione con  Derlis Gonzalez.

Gabigol deve giocare da centravanti, perché è in quella posizione che si esprime al meglio. Nel calcio non occorre inventarsi nulla, è importante schierare i calciatori nei ruoli più congeniali alle caratteristiche tecniche possedute.

Nell’Inter di Spalletti,- 4-2-3-1 o 3-4-2-1 i moduli di riferimento-, potrebbe rappresentare l’alternativa a Mauro Icardi.

Supportato da Perisic-Nainggolan-Politano, Gabigol potrebbe conquistare la “Beneamata” e, perché no, anche il calcio italiano, a patto che non manchi la pazienza, ingrediente necessario più di ogni altro.

Fare di Gabigol un vice Politano, o un vice Perisic, significherebbe allontanarlo troppo dalla porta, e limitarne la pericolosità sotto rete.

A fine 2018 scadrà il prestito al Santos, considerato da tanti addetti ai lavori, suo habitat naturale. Siamo certi che un calciatore di soli 22 anni, con un contratto in scadenza nel 2021, potrà tornare utile alla causa nerazzurra.

A proposito di questo, pare che qualcuno dalle parti della Pinetina, soddisfatto del rendimento dell’attuale capocannoniere del Brasilerao, stia pensando di riportarlo alla base sin da gennaio.

Ma ricordate, miei cari lettori, le notizie sono di prima mano, molto ufficiose. Restino tra noi, confidenziali, quindi: zitti, zitti…

Raffaele Garinella- Agenzia Stampa Italia

(Twitter: @ga_raf)

(Pagina Facebook: RGarinella)

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