(ASI) Milano - Intervista al docente della Statale di Milano Stefano Camatarri, esperto di sondaggi e analisi statistiche.

Professore, come commenta i primi exit poll?

Premesso che i dati siano ancora da prendere con le pinze, quando lo spoglio delle schede è solo al 12% le percentuali premiano M5s e Lega, anche al di là di quanto già ci si potesse aspettare. I sondaggi hanno identificato la tendenza dell’elettorato, ma finora alla Lega era stato attribuito lo stesso consenso di Forza Italia, forse un paio di punti in meno. Era previsto che il centrodestra fosse la prima coalizione, con il 35% circa, ma non era apparso scontato che Salvini potesse ottenere più voti di Berlusconi. Luigi Di Maio con oltre il 30% si attesta come vincitore di questo appuntamento alle urne, per un partito che si è presentato da solo. Queste sono le due principali sorprese, se le consideriamo insieme al crollo del centro sinistra con il Pd intorno al 20% e con Leu e +Europa che hanno raccolto meno di quanto si aspettassero.

Siete stati colti di sorpresa da questi risultati, come accadde nelle ultime legislative del 2013?

Affatto. Anzi direi che rispetto alle ultime elezioni politiche l’attenzione è stata molto più alta. Il sistema tripolare non era più una sorpresa e i sondaggisti sono stati molto accorti all’elettorato pentastellato. I sondaggi comunque non sono sistemi esatti e infallibili, ma aiutano solo a identificare delle tendenze. Nel 2013 era molto difficile capire quanto avrebbe contato un movimento come quello di Beppe Grillo, al suo primo appuntamento elettorale. Invece negli exit poll questa volta non ci sono stati grossi capovolgimenti rispetto a quanto pronosticato. Come atteso, il centrosinistra ha perso molti punti, mentre l’elettorato è tornato a destra e ha premiato anche posizioni più radicali come quelle della Lega o dello stesso Luigi Di Maio. Ormai i prossimi exit poll possono conservare solo il 4% di margine di errore massimo.

La fuga di dati e notizie nel corso della vigilia, soprattutto sul web, ha reso più difficile il lavoro dei sondaggisti?

Non direi, è vero che con le fake news c’è maggiore rischio per i lettori di andare in confusione, ma il compito dei sondaggisti, soprattutto quando me ne occupavo in prima persona, è rimasto invariato. E per essere condotto in modo rigoroso va svolto anche con un certo grado di isolamento. La ricerca si effettua per dare un orientamento sulle tendenze, ma non può dare dei risultati scientifici. A ogni modo si spera di essere più vicini possibile al risultato finale. Nel 2013 le percentuali di Pd, FI e M5s erano sballate di oltre 7 punti percentuali. Difficile che in questa tornata elettorale possa verificarsi lo stesso. I primi exit poll hanno già delineato la tendenza generale.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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