(ASI) Castelfrentano (Ch) – Continuando lo speciale sulla Pietra della Maiella, dopo aver fatto un breve excursus generale sull'argomento ed aver intervistato il giovane scalpellino Eugenio Toppi e l'Ing. Francesco Giannini, presidente dell'Associazione Regionale Cavatori Abruzzesi (Arca), questa volta abbiamo scambiato due chiacchiere con lo scultore Antonio Di Campli di Castelfrentano (Ch).

Personaggio che già avevamo conosciuto in una precedente intervista di presentazione sulla sua attività e che ci ha parlato dell'arte con la Pietra della Maiella, parlando quindi della differenza fra uno scalpellino e uno scultore e delle tecniche usate oggi ed in passato.

Castelfrentano è un centro in provincia di Chieti alle pendici della Maiella sud – orientale, confinante con Guardiagrele (Ch) capitale del ferro battuto e vicino a Pennapiedimonte (Ch), la capitale più meridionale della lavorazione della pietra della Maiella. Invece, Lettomanoppello è il centro più importante per la lavorazione della Pietra della Maiella nella parte nord – orientale del massiccio montuoso abruzzese.

Il maestro Antonio Di Campli, giova ricordare che nella sua carriera ha realizzato alcune opere importanti, tra cui: il Monumento “Emigrante” di Capracotta (Isernia), finanziato dai Capracottesi nel mondo, e in particolar modo da quelli emigrati in Canada e negli Stati Uniti (2007); la scultura commemorativa in memoria del Magistrato Mario Amato (Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma, assassinato dai “Nuclei Armati Rivoluzionari” nel 1980), collocata a Roma in Viale Jonio, realizzata con la pietra della Maiella che grazie all'artista frentano è stata portata nella “Città Eterna” (2010); inoltre, nel 2015, ha realizzato, sempre nell'Alto Molise, l'altorilievo scolpito sulla roccia di Capracotta “Papa Francesco incontra Papa Celestino”; infine, il 22 ottobre scorso, un suo monumento ai bersaglieri è stato inaugurato nel centro di Lanciano (Ch).

Come è nata l'arte della lavorazione della Pietra della Maiella?

"Il maestro scalpellino Gennaro D'Alfonso di Lettomanoppello (Pe), raccontava sempre che nel Cinquecento alcuni scalpellini di Pietrasanta vicino Carrara, si trasferirono a Lettomanoppello e a Pennapiedimonte, ponendo le basi per la nascita delle maestranze, delle botteghe degli artisti della Pietra della Maiella, sia nella Maiella Nord Orientale che in quella Sud Orientale. Oltre Gennaro D'Alfonso di Lettomanoppello, altro maestro scalpellino, punto di riferimento nel settore, è ovviamente Felicetto Giuliante di Pennapiedimonte su cui molto è stato scritto e pubblicato”.

Che differenza c'è fra essere uno scalpellino ed essere uno scultore?

“La differenza sostanziale è che lo scalpellino si occupa prevalentemente di elementi architettonici, mentre lo scultore da vita, tramite la sua creatività alla pietra amorfa. Le tecniche di lavorazione sono le stesse, come gli attrezzi, ma cambia la formazione e la sensibilità nell'approccio alla materia prima”.

Ci parli delle tecniche di lavorazione usate dagli scultori della pietra della Maiella. ...

"Lo scultore, trova forme e soluzioni nuove. Ci sono vari passaggi per giungere all'opera d'arte: o si parte diretto attaccando il blocco con gli attrezzi, come avviene sempre nelle pareti in pietra da scolpire, oppure si segue uno studio attraverso un bozzetto in scala che può essere in scala ridotta con ingrandimenti attraverso il compasso, oppure in scala reale con il trasporto dei punti tramite la tecnica canoviana (derivante da quella di Antonio Canova 1757 - 1822, esponente del Neoclassicismo n.d.r.). Durante la fase esecutiva, l'artista può apportare delle varianti se qualcosa non gli piace o se riscontra dei problemi, perciò quel che viene fuori è una opera pressoché identica al modello. Invece, lo scalpellino solitamente riproduce esattamente il modello. Questa è anche la differenza fra l'arte rispetto all'artigianato e all'industria manifatturiera”.

Che differenza c'è fra uno scultore di oggi è quello del passato?

“Oggi ci sono molti piu materiali e attrezzature a disposizione di chi crea, ad esempio si usano molti materiali sintetici (come la resina, la plastilina e il silicone per gli stampi e i calchi), mentre in passato si usava solo il gesso e ancora prima la cera e l'argilla. Anticamente, per la lavorazione c'erano solo utensili in ferro temprati, mentre oggi ci sono utensili al vidiam e diamantati, molto più taglienti e precisi. L'evoluzione tecnologica più importante c'è stata a partire dagli anni Settanta del Novecento. Negli ultimi anni, si sono sviluppati anche dei software per dei bozzetti precisi ed esistono dei macchinari chiamati scolpitrici che aiutano a scolpire, ma la mano dell'artista è sempre fondamentale nell'arte”.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

 

 

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