(ASI) Abruzzo - La Maiella viene considerata fin dall'antichità la "montagna madre" che dava ai suoi figli tutto ciò che serviva per vivere e per lavorare, come ad esempio la pietra che veniva estratta e poi plasmata dagli artigiani scalpellini e dagli artisti scultori: quella bianca, più morbida, e quella nera più dura.

Dall'estrazione di questo materiale autoctono del massiccio montuoso più vasto d'Abruzzo e secondo più alto degli Appenini dopo il Gran Sasso, nasce una antica tradizione artigianale che affonda le sue origini nella notte dei tempi, probabilmente nelle genti italiche di stirpe Marrucina che vivevano alle pendici del versante Orientale della Maiella.

Il fenomeno degli artigiani che lavorano la pietra della Maiella è diffuso sia nell'attuale Provincia di Chieti che nella parte della Provincia di Pescara, fino al 1927 appartenenente all'antico Abruzzo Citra chietino.

In particolare, un paese dove è molto fiorente questa attività è Lettomanoppello (Pe), dove vivono e lavorano numerosi scalpellini dalle cui mani nascono dei capolavori che impreziosiscono abitazioni, giardini, palazzi e ville.

L'uomo, sin dall'epoca primitiva, utilizzava la risorsa della pietra per realizzare strumenti per la caccia e per la costruzione di abitazioni. Ma, poi col corso dei secoli e l'evoluzione dei commerci, la popolazione autoctona imparò a fare della pietra della Maiella una risorsa per vivere.

In epoca repubblicana romana, i patrizi e lo Stato stesso, commissionava agli scalpellini locali decori, fregi, rosoni e statue in pietra bianca della Maiella per adornare templi e palazzi pubblici.

Nell'Alto Medioevo, anche le prime abbazie e badie cristiane erano costruite nella zona in Pietra della Majella, arte che si perfezionò fra il IX e l'XI secolo con l'arrivo dei Franchi e quindi di artisti d'oltralpe, come quelli delle scuole monastiche Cluniacensi e Cistercenspressione di questo tipo di edificazione architettonica sono sicuramente l'Abbazia di San Liberatore a Maiella a Serramonacesca (consacrata il 1 ottobre 1071 d.c.) e l'Abbazia di San Clemente a Casauria a Castiglione a Casauria (fondazione 872 d.c., ad opera del pronipote di Carlo Magno, l'imperatore Ludovico II. Elementi in pietra della Majella sono probabilmente presenti anche nella parte più antica della Cattedrale di San Giustino di Chieti (840 d.c.).

Col Rinascimento italiano l'attività degli artigiani della Pietra della Maiejella prese nuovo vigore a partire dal XVI secolo, trasformandosi per certi versi in una vera e propria arte.

Questa attività nel corso dei secoli si è arricchita e sviluppata, a tal punto che possiamo affermare che la cultura, la società e la storia di un territorio povero di fonti documentali, ma ricco di tradizioni orali e visive, frutto dell'esperienza di vita e di lavoro dei più anziani, si possono rappresentare anche attraverso le forme che hanno plasmato gli artisti e gli artigiani della pietra della Maiella.

Gli scalpellini e scultori della pietra, sono stati in grado di dare una forma e per certi versi un'anima a della materia grezza e povera, trasformandola in beni pregiati, lasciando un segno indellebile ai posteri di una società che ha avuto nella lavorazione della pietra una delle principali espressioni artistiche ed attività artigianali ed economiche.

Impronta del passaggio dei maestri della lavorazione della Pietra della Maiella non sono solo presenti in opere d'arte di collezionisti, in preziosi manufatti di abitazioni private, ma sono presenti anche nella storia architettonica e artistica d'Abruzzo attraverso i fregi eleganti sui portali, i rosoni gli stemmi e le maschere che adornano chiese e palazzi signorili.

Non è un caso che Lettomanoppello, in virtù della presenza dei suoi maestri scalpellini, ha guadagnato l'appellativo di “Città della Pietra” , “Paese degli Scalpellini” e di “Piccola Carrara d'Abruzzo”, appellativo che gli fu dato a cavallo fra Ottocento e Novecento dai paesi limitrofi.

Fino agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, questa attività dava lavoro, solo a Lettomanoppello e dintorni, a circa 1000 persone tra cavatori, sgrossatori, rifinitori e alle donne che trasporatavano le pietre dalla montagna, con i famosi canestri in testa dei contadini abruzzesi, fino ai laboratori del paese.

Durante il Fascismo, ed esattamente nel 1933, fu costruita anche una strada che collegava le cave site alle pendici della montagna verso Passolanciano al paeA inizio Novecento, molti maestri artigiani della Pietra della Majella furono impiegati per restaurare diversi monumenti e chiese tra cui: l'antica abbazia di Santa Maria d'Arabona (fondata nel 1208 in stile gotico francese); il porticato e i rosoni del Volto Santo di Manoppello (XVII sec.); i Castelli di Celano, di Capestrano, di Perano e di Bussi; le già citate abbazie di San Clemente a Casauria e di San Liberatore a Maiella; la catedrale e la chiesa di San Francesco ad Atri; Collemaggio e la Fontana delle 99 Cannelle a L'Aquila; il Palazzo Ducale di Tagliacozzo; il borgo di Pescocostanzo sugli altipiani del versante occidentale della montagna.

L'estrazione per certi versi semi industriale della Pietra della Maiella continuò fino agli anni Sessanta, quando l'area si spopolò a seguito della forte emigrazione verso Roma, le grandi città del Nord Italia (Milano e Torino in primis) e verso l'estero, in particolare in Belgio, dove diversi cavatori della zona, furono impiegati nella miniera di Marcinelle e morirono nel tragico incidente del 1956.

La Pietra della Maiella viene utilzzata anche come materia prima per la produzione di bitume e questo fin dall'antichità. A testimonianza di ciò, è stato ritrovato in contrada Pignatara di Lettomanoppello, un panetto di bitume con bollo lineare datato I secolo d.c.

Negli ultimi anni, con la nascita del Parco Nazionale della Majella (1991) è vietata l'estrazione di materiali in pietra all'interno dell'area protetta, ma ci sono ancora zone ristrette dove è possibile farlo, e da dove si riforniscono gli artigiani presenti in zona.

Oggi fra le case del borgo di Lettomanoppello, spesso ancora costruite e arredate con pietra autoctona, sapientemente levigata dalle mani dei maestri, esistono ancora laboratori artigiani che mantengono vivo l'antico mestiere dello scalpellino, che è attualmente anche un'attrattiva per i turisti che visitano la Maiella.

A tal proposito, noi abbiamo intervistato un giovane artigiano Eugenio Toppi che ha donato una sua opera all'esposizione artigianale più originale, la sera del 28 ottobre 2017, in occasione de “La Notte Magica di Lettomanoppello”, per capire come ancora oggi nel XXI secolo può tramandarsi e può essere portato avanti questo mestiere e questa antica arte.

Chi è Eugenio Toppi? “Sono un ragazzo di Lettomanoppello, nato nel 1989 da Silvana D’angelo e Rocco Toppi. Sono cresciuto in un ambiente artistico tra musica e pittura. L’arte ha sempre fatto parte della mia vita. Da bambino ho studiato musica dal Maestro Angelo Toppi e iniziato a suonare nella Banda Musicale del mio paese. Ricordo che i miei genitori mi portavano a vedere le mostre di pittura e scultura oltre che ai concerti. Vedevo l’arte e mi piaceva. Non scorderò mai il suono degli scalpelli quando durante le passeggiate passavamo accanto al laboratorio di Gennaro. Così iniziai a studiare la Pietra anche grazie ad un altro ragazzo Francesco di Matteo che mi mise a disposizione attrezzi e materiali.

Ci parli della sua attività artistica... “La mia attività artistica spazia dalla scultura alla pittura. Personalmente mi ritengo uno scalpellino, che lavora manualmente, come è stato tramandato dagli anziani maestri. Un blocco di pietra racchiude in sé le idee dei clienti oltre che le mie, tutto sta nel tirarle fuori. Nella maggior parte dei casi i clienti richiedono elementi d’arredo o di decoro pubblico”.

Cosa ci sa dire sulle origini storiche dell'arte della scultura in Pietra della Maiella? “La lavorazione della pietra qui a Lettomanoppello si ricorda da tempi remoti, addirittura già al tempo dei romani si estrae a e lavorava. La sua compattezza e allo stesso tempo la sua facilità di lavorazione ha da sempre contraddistinto la Pietra locale, così che nelle costruzioni dei paesi limitrofi e addirittura in tutto il mondo è possibile trovarla in maniera cospicua”.

Come è cambiata oggi questa antica arte nell'epoca tecnologica e della Globalizzazione? “Al giorno d’oggi le tecnologie hanno messo in secondo piano la figura dell'artigiano, basti pensare che facilmente chiunque anche senza conoscenze specifiche potrebbe stamparsi una statua con un pantografo o una stampante 3d. Ma alcune tecnologie posso essere utili all’artigianato come ad esempio i software di grafica. La grafica 3d può aiutare non poco alla realizzazione di un lavoro, dalla sua progettazione alla discussione col cliente. Riguardo ai tempi moderni in cui le mode vanno e vengono a ritmi frenetici, ed in cui si trovano oggetti di ogni utilità ad un prezzo molto basso, un bene durevole come una lavorazione in pietra è difficile da vendere”.

Ci parli brevemente tecnicamente di quest'arte... “A livello tecnico posso dirvi che il suono del blocco battuto con la mazzetta permette ad un orecchio esperto di capire se ci sono delle venature (rotture) nel blocco. La lavorazione viene eseguita con strumenti semplici quali gli scalpelli, la sega o il segaccio, la squadra, il compasso, e altri”.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

Eugenio Toppi

 

 

 

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