(ASI) Siracusa. “Si sta cercando di dimostrare che è in atto uno scontro di civiltà. Ma I terroristi sono cresciuti tra di noi e siamo tutti corresponsabili di quanto sta accadendo. I terroristi sono spesso giovani emarginati che non trovano spazio nella società, diventando facile preda di chi vuole trascinarli in una spirale di violenza”. Lo ha detto L’Imam Keith Abdelhafid, che ha partecipato, l’8 agosto al “Siracusa Summer Campus” che si svolge dal 2 al 12 agosto nei quartieri Akradina e Grottasanta.

120 giovani, di 17 regioni italiane, conducono una serie di attività (workshop e laboratori per bambini e ragazzi) nei quartieri di periferia e nelle due scuole Martoglio e Chindemi. Durante il “campus” si svolgono approfondimenti tematici sui temi del dialogo, dell’accoglienza, della legalità, del disarmo, della pace, con la presenza di alcuni testimoni importanti. Lunedì, è stata la volta dell’Imam di Catania Keith Abdelhafid che è anche presidente delle Comunità Islamiche di Sicilia.
L’Imam è arrivato a Siracusa insieme ad alcuni giovani della comunità islamica di Catania e a Giusy Brogna, coordinatrice della rete per il dialogo tra cristiani e musulmani, del Movimento dei Focolari in Italia.
“Ci sono dei giovani che purtroppo abbracciano il terrorismo – ha detto Giusy Brogna – ma, a fronte di un attentato, effettuato da pochi, sono invece molti di più i giovani che scelgono la via del bene e che vivono esperienze di servizio per le città”.
Quattro giovani Carla Pappalardo, Giovanni Calabrò, dei Giovani per un Mondo Unito, Reda Keith e Imen Bouchnafa della Comunità islamica di Catania, hanno raccontato l’esperienza che, da quattro anni, conducono insieme nella moschea di Piazza Cutelli a Catania: musulmani e cristiani, insieme, hanno avviato dei corsi didattici di sostegno (doposcuola e attività integrative) per tutti i ragazzi del quartiere. La programmazione didattica e l’intero progetto viene condotta congiuntamente.
“Grazie a questa attività – spiega Carla Pappalardo - la moschea è diventata casa nostra. L’ingrediente principale è la semplicità nei rapporti personali, un dialogo costruito con piccoli gesti, giorno dopo giorno”. “Ci siamo messi nei panni del fratello maggiore che si prende cura del fratello minore – aggiunge Giovanni Calabrò – A me sembra quasi strano parlare di dialogo: la parola dialogo può sembrare un’esperienza tra diversi. Tra noi, invece, c’è una base comune, una vita vera, una condivisione reale e quotidiana”. Per Imen Bouchnafa le attività condotte insieme negli ultimi anni “hanno permesso di conoscere meglio l’altro, e andare oltre l’apparenza ed il pregiudizio”. Reda Keith ha sottolineato l’importanza di educare le persone all’informazione sviluppando uno spirito critico per conoscere la realtà dei fatti.
L’esperienza dei giovani catanesi, musulmani e cristiani, ha fatto da sfondo al’incontro che che, per due ore, ha visto i partecipanti al Campus confrontarsi con l’Imam e Giusy Brogna.
I due hanno poi raccontato alcuni dei momenti vissuti insieme in questi anni. Un convegno sulla famiglia, nel 2014 ed uno sul bene comune nella città, nel 2015. Alcune attività: la donazione del sangue, una veglia di preghiera dopo gli attentati terroristici. “Ci sono due comunità che vivono e quindi dialogano – spiega Giusy Brogna – il punto di partenza è il rapporto personale, la testimonianza di un una fraternità possibile in un mondo che ne ha tremendamente bisogno. Il 13 dicembre scorso siamo andati a Roma. Ad un mese dagli attentati del 13 novembre, le Comunità islamiche delle varie regioni di Italia, dalla Sicilia al Veneto ed il Movimento dei Focolari si sono trovati insieme per partecipare all’Angelus del Papa”.
I giovani hanno poi chiesto all’Imam cosa pensasse di Papa Francesco. Keith Abdelhafid ha risposto. “Il mondo di oggi è fortunato ad avere un Papa così. Spesso, nei nostri incontri, cito le frasi del Papa: è un uomo che va controcorrente. Le cose più importanti sono le parole giuste che arrivano al cuore della gente. Le parole pronunciate sia dai cristiani che dai musulmani”.
Poi l’analisi della situazione attuale: “Cambiare la società è compito nostro e di ciascuno di noi. Da credente, da musulmano, il testo sacro mi indica che devo: “dialogare”. La creazione dell’uomo è nata dal dialogo tra il Creatore e gli Angeli. Non è la prima volta che le religioni venono strumentalizzate e usate per questi fini “sporchi”. E’ compito degli uomini della fede, contrastare e abbattere questi muri che alcuni stanno cercando di costruire dentro la nostra società”.
Secondo lei, si potrà mai arrivare ad una società senza muri? “Io sono fiducioso. Lo scontro è la fine, è distruzione. Lo scambio è la vita. E’ il futuro. In Italia la situazione è migliore rispetto ad altri Paesi, ma varia da regione a regione. La Sicilia, oggi, è un modello: è il luogo in cui si sta consolidando questo percorso di dialogo. La Sicilia, al centro del Mediterraneo, è un ponte tra due culture, un giardino tra due mondi.”
L’Imam ha ringraziato don Carlo D’Antoni, parroco di Maria Madre della Chiesa di Bosco Minniti. I due collaborano da anni poichè la parrocchia vive esperienze di accoglienza di giovani migranti in maggioranza musulmani. “Qualche tempo fa, dopo il naufragio di un barcone al largo delle coste della Sicilia, abbiamo pianto insieme i nostri morti. Io ho trovato in padre Carlo un cuore grande”. Don Carlo D’Antoni ha aggiunto: “Siamo di fronte al nuovo che sta nascendo. Occorre lasciarsi attrarre. Sta fiorendo qualcosa che va ben oltre i confini degli Stati e delle stesse religioni. Ci vuole coraggio per non soccombere tra le onde di questo passato che non vuole morire”.

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