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Politica Nazionale

Ilva di Taranto, dove si protesta per il diritto alla cassa da morto

Di Redazione ASI 30 Luglio 2012 – 07:22 2 min di lettura

(ASI) Ilva di Taranto, dove si protesta per il diritto alla cassa da morto di Marco Cedolin Ci sono vicende che meglio di altre riescono a rappresentare un momento storico ed una situazione sociale, incarnandone tutte le contraddizioni. Quanto sta accadendo in questi giorni all'Ilva di Taranto é un teatro degli orrori in grado di aprire uno spaccato quanto mai esaustivo sul cortocircuito logico costituito dal mondo della crescita che posto nell impossibilità di crescere ancora indefinitamente, decide di mangiare i propri figli degeneri, felici di assurgere allo stato di pasto, purchè il sacrificio serva a far brillare un attimo di più la stella morta del progresso.

Ma veniamo alla vicenda in sé, l'Ilva da quando esiste é sempre stata una fabbrica di morte, dispensatrice di veleni di ogni tipo, barattati al mercato delle "opportunità" con posti di lavoro ben retribuiti. Alla luce di recenti analisi, diventate di pubblico dominio é pero emerso che i cittadini di Taranto (anche quelli che all'Ilva non hanno mai lavorato) pisciano piombo e pure un pò di cromo, tutte sostanze altamente cancerogene al di là di ogni ragionevole dubbio.... Posta di fronte a dati così allarmanti, la magistratura non ha potuto fare altro che ventilare il sequestro dello stabilimento, che sta trovando una prima esecuzione proprio in queste ore. Gli operai, sotto la bandiera dei sindacati di Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero immediato, sono scesi in presidio di fronte all impianto ed hanno occupato la statale per difendere il proprio posto di lavoro, acquistato fin dall'inizio al caro prezzo di un tumore. Quali sono i diritti ed i doveri, in una società che ha ormai perso ogni coordinata, dove l'uomo é stato educato ad amare il denaro più della vita stessa, fino al punto da considerare etico sacrificare la propria famiglia dentro ad un reparto di oncologia, pur di riuscire a mantenerla dignitosamente"? Occorre privilegiare i diritti dei cittadini di Taranto che pur non lavorando all'Ilva pisciano piombo e sono a grave rischio di contrarre una qualche forma tumorale? Oppurre sarebbe preferibile anteporre i diritti dei lavoratori dell'Ilva, che pisciano piombo in maniera ben più copiosa degli altri, ma sono disposti a fregarsene, purchè alla fine mese continui ad arrivare uno stipendio? In uno stato serio e in un mondo che non girasse all'incontrario, l'Ilva sicuramente non esisterebbe più da tempo, ma in compenso sarebbe esistito un governo a farsi carico di coniugare l'esigenza occupazionale con quella di mantenere in vita i cittadini. Nel mondo che gira all'incontrario invece, chi tenta di tutelare la salute della popolazione diventa un nemico, chi accumula profitti miliardari facendo ammalare la gente un benefattore ed i sindacati chiamano i lavoratori in piazza e li portano ad occupare le strade, solamente quando si tratta di difendere gli interessi del "padrone", scientemente dissimulati dietro ai salari barattati con il tumore. E si celebra la lotta di casse, da morto. 


Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com/ http://marcocedolin.blogspot.com/ http://ariachetira.blogspot.com/

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