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(ASI) "Il 19 luglio di venti anni fa si è materializzato l'orrore. L'orrore, ma anche il terrore, umano ma consapevole e dignitoso, del magistrato il quale sapeva che il suo destino era segnato; l'aveva capito benissimo, dopo l'uguale sorte toccata, alcune settimane prima, a Giovanni Falcone e ne aveva anche parlato in una drammatica intervista ai giornalisti di una testata straniera dicendo, senza reticenze, che sapeva di essere stato tradito da organi dello Stato. Eppure, da uomo dello Stato aveva continuato a svolgere la sua funzione di presidio della legalità contro l'illegalità mafiosa; semmai, aveva consegnato le sue riflessioni ad una sua agenda di colore rosso, subito sottratta dagli avvoltoi che sapevano ed erano presenti sul posto. Non è difficile pensare che cosa potesse avere scritto, non certo sulle indagini in corso, gli incartamenti processuali parlavano; molto più probabilmente c'erano scritte indicazioni sulla strategia stragista messa in campo dalla criminalità mafiosa, sui mandanti, sui possibili collegamenti con spezzoni dello Stato, deviati o apparentemente fedeli, ma non meno pericolosi. Quelle cose cioè che avevano determinato la sua immolazione perché la mafia voleva mandare un segnale di potenza e di risposta alle indagini ed ai processi risalenti ai magistrati più impegnati nella lotta contro la mafia. Quei segreti contenuti nell'agenda rubata sono ora custoditi dai mandanti di quelle stragi.

Lo Stato, non quello dei cedimenti e delle trattative, deve finalmente spezzare l'omertà che ha caratterizzato tutte le stragi di questo Paese. Sui segreti è giunto finalmente il momento di alzare il velo, altrimenti questo Paese non si risolleverà mai dallo stato di decadimento morale in cui si trova. In Italia non c'è un ricambio della classe politica perché chi perde non perde mai del tutto e chi vince non vince mai del tutto; se quei segreti ancora resistono è, forse, perché non si è mai fatta totale pulizia rimuovendo chi ha inquinato la vita democratica per troppo tempo. La magistratura va aiutata e non ostacolata; in tempi di attacchi forsennati ai giudici è compito degli altri poteri dello Stato rimuovere gli ostacoli al suo funzionamento e non dare ulteriori elementi e fiato per toglierli ulteriormente strumenti e credibilità. Se vogliamo il riscatto di questo Paese dalla palude morale si deve solo sperare che tutti gli altri poteri dello Stato collaborino a quel fine". Lo ha detto il capogruppo Idv in commissione Giustizia Federico Palomba, intervenendo oggi in Aula nel corso della commemorazione della strage di Via D'Amelio.

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