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(ASI) Questo interrogativo dovrebbe essere rivolto a tutti. Senza distinzione di ceto, sesso, età o confessione religiosa. La distruzione di una nazione interessa tutti i settori, chiaramente. E così è. Andiamo per gradi. Silvio Berlusconi, in una fuga di notizie, annuncia la sua ricandidatura. La stampa italiana, per due o tre giorni, sembra subito surriscaldarsi.

Quella contraria, si scatena. Repubblica non stava più nella pelle. Curzio Maltese, Giannini, Scalfari, scalpitavano per colpire nuovamente il satrapo di Arcore (loro definizione). Improvvisamente, v'è motivo di esistere. Non solo per la testata di De Benedetti, ma per tutti coloro che di fatto, si sono “disattivati” dopo l'uscita di scena del Cavaliere. Non si può ricordare difatti, nemmeno un'apparizione, simbolica di: Se non ora quando, Popolo Viola, Libertà e Giustizia (che a dire il vero s'è riunita, ma non certo contro Monti), girotondini, anarchici di vario tipo, no global (che dopo il voto di fiducia avevano scatenato la loro rabbia contro la città di Roma). Tutti improvvisamente (mi spiace abusare di questo avverbio di modo) pensionati. Paralizzati. Inutilizzati.

Al contempo, anche gli amici del Cav. Si sono ringalluzziti. La stampa amica, come Libero o Il Giornale ha attivato i vari pasdaran. I media compiacenti, fanno pubblicità.

Tutto questo per un Signore di 76 anni, che ha governato a lungo l'Italia, con modesti risultati, travolto non tanto dai suoi avversari, incapaci di abbatterlo, ma dallo spread. Certo ci si potrà interrogare chi potrebbe sostituirlo, al di là del consulente di Goldman Sachs (e Moody's). Personaggi loschi come Di Pietro, Bersani, o Casini, o il killer dei partiti Fini, non sono certo meglio di Berlusconi. Ci si potrà comunque preoccupare di quel che non farà, più di quel che farà (o potrebbe fare).

Il ritorno di Silvio ovviamente, riattiverà le procure. Con somma gioia dei PM che indagheranno con piacere lui, e lasceranno puliti i vari Rutelli, sui quali, d'ufficio, non si può far nulla. Si sa, loro possono, il Cav. no.

Questi sono scenari probabilissimi, visto il ritorno del nonnetto di Arcore. Un ritorno al periodo antecedente all'ingresso in scena di Monti. Il quale è stato appoggiato in pieno da Moody's nel recente declassamento dei nostri titoli di Stato. Attacchi puramente strumentali, si può pensare. Invece no. Si tratta di un progetto mirato ad osannare Mario Monti. Non è lui il bersaglio. E' l'incertezza di quel che verrà in Italia dopo le elezioni del 2013. Non sono i suoi amici del grande capitale che lo hanno attaccato. Non si permetterebbero. E allora ancora contro l'Italia, o quel residuo di tale che resiste ai tecnocrati e alle loro manovre distruttive.

Tutti i movimentisti che prima attaccavano Silvio, avrebbero dovuto fare lo stesso contro coloro che si muovono deliberatamente contro la sovranità nazionale. All'apice della scala gerarchica, proprio il primo ministro, non eletto dal popolo, ma dall'alta finanza apolide.

Forse un dato di fatto positivo ci sarà. Vedremo più donne, nuovamente candidate o di nuovo ministre. Si sa, Monti non le frequenta, né le vuole con sé. Il Cav. invece, ne andava matto. E allora di nuovo veline, show – girl o semi prostitute alle più alte cariche dello Stato. L'occhio vuole la sua parte, nella logica pidiellina.

Ripeto l'interrogativo iniziale: a qualcuno ancora importa la distruzione dell'Italia, da qualunque parte essa provenga? Non sembra a molti. E se Berlusconi fosse l'antidoto, allora, condanniamo l'Italia ad un passato mai divenuto presente.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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