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(ASI) Arezzo -  Lettere in Redazione. Il venticinque aprile non è soltanto la festa della liberazione, ma anche un momento in cui nomi, episodi, misteri tornano a galla e mettono in discussione il mito di una Resistenza senza macchia, mito intessuto da sessanta e più anni di storiografia di parte.


Marco Petrelli e Pietro Cappellari sono due ricercatori della Fondazione RSI Istituto storico di Terranuova Bracciolini e più volte si sono occupati dello studio del periodo della guerra civile in Umbria. In occasione delle celebrazioni chiedono che il Comune di Terni e l’Anpi riaprano un vecchio caso, accaduto pochi mesi prima dell’arrivo degli alleati a Terni.

“Sessantotto anni fa – afferma Pietro Cappellari – uno dei primi capi partigiani dell’area umbra e reatina spariva nel nulla. Mario Lupo, ex ufficiale dei Lancieri, aveva organizzato una grande unità che, a partire del ’44, intrecciò le sue sorti con quelle della Brigata garibaldina “Antonio Gramsci”. L’onore di soldato che mai aveva abbandonato Lupo, spinse l’ex ufficiale a contestare i metodi dei comunisti, sovente violenti e degne di 'giustizieri' "

Continua Petrelli: "I casi di violenza ed omicidio perpetrati ai danni di Iolanda Dobrilla, Primo De Luca, Maceo Carloni, Augusto Centofanti, Caterina Petrucci, Carlo Orsini, sono sintomatici di forme di 'giustizia' basate sul pregiudizio ideologico o sul semplice atto di vendetta. Mario Lupo, contrario ai processi sommari, dopo l'eccidio di Leonessa del marzo '44 si oppose fermamente alla fucilazione di civili semplicemente sospettati di avere a che fare con i tedeschi. Non a caso di lui si persero le tracce quando i garibaldini pianificavano azioni di vendetta".

Ciò che accadde a Mario Lupo resta tutt’ora un mistero. Alfredo Filipponi, comandante della Brigata Gramsci, durante i processi per le violenze perpetrate da lui e dai suoi uomini nei nove mesi di operazioni, dichiarò che l’ex ufficiale avesse disertato a beneficio del nemico. Tesi poi rivista dallo stesso Filipponi il quale, non pago, attribuirà alle sue bande azioni di importanza strategica come la battaglia di Poggio Bustone, il cui principale protagonista fu proprio Lupo.

“Le ultime notizie di Lupo vivo – prosegue Cappellari – risalgono al 25 Marzo ’44, giorno dell’assalto al deposito di Morro Reatino e del cambio di vertici nel battaglioni Morbidoni, con la nomina di Emo Battisti a comandante per ordine di Filipponi. Poi il silenzio, rotto solo da qualche blanda accusa di diserzione nel dopoguerra”.

Ancora Petrelli: “La Gramsci è stata negli ultimi anni smascherata dal lavoro di storici quali Pietro Cappellari e Marcello Marcellini, quest’ultimo dedicò a quella tragica stagione di guerra civile due preziosi volumi ricchi di ricostruzioni che mettono in risalto il fanatismo dei garibaldini ternani e delle bande slave. In un universo senza leggi, dove il fucile era unica autorità, l’ex ufficiale del Regio Esercito ebbe il merito di rappresentare un barlume di dignità e rispetto per la vita umana. Chiediamo quindi all’ANPI, all’Istituto Gramsci e al Comune di Terni di operare affinché sia restituita alla storia cittadina la figura di Mario Lupo, ripudiando criminali sadici che celarono delitti dietro la qualifica di ‘partigiano’ “.

Fondazione RSI Istituto Storico

Terranuova Bracciolini (AR)

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