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(ASI) Lettere in Redazione. Roma -Pare che in Irlanda ci sia una rivolta contro il debito pubblico. Perchè questa rivolta ? Innanzi tutto perchè il debito ? Ci pare che questa domanda sia essenziale ed infatti è la domanda alla quale tutti i Soloni dell'economia evitano di rispondere. Il debito di alcuni Stati europei ha raggiunto livelli esponenziali dal momento dell' introduzione dell'euro.


E non è un caso. Infatti da quel momento gli Stati europei hanno rinunciato al diritto di "battere moneta" e hanno scelto di affidarsi ad una organizzazione finanziaria denominata BCE, Banca Centrale Europea. Questa banca presta i soldi ai vari Stati in cambio di interessi piuttosto alti e li rivuole indietro alla svelta. Cosa impossibile, come dichiarato da un economista portoghese in una puntata di Presa Diretta di Riccardo Iacona, andata in onda circa un mese fa. In tal modo il debito pubblico lievita e lievita, in una corsa senza fine ruducendo in miseria interi popoli.

Questo è infatti un aspetto essenziale del sistema finanziario liberista: da un lato rovina interi paesi, privandoli della dignità e della sovranità nazionale, dall'altro arricchisce gli usurai della finanza internazionale, ansiosi di spolpare le vittime designate. Questo è quanto accaduto in Grecia, con buona pace di quegli ottusi che si ostinano a non voler capire. Il governo greco ha imposto ai suoi cittadini sacrifici immensi che sono serviti unicamente a salvare gli investitori tedeschi, ma nessun vantaggio ha portato alla popolazione ridotta alla fame e tormentata dai continui suicidi dei disperati. Questo è quanto potrebbe accadere all'Italia dove un governo di banchieri ha messo mano solo alle tasse e agli aumenti , ma nulla ha fatto e nulla fa per ridurre i privilegi dei parassiti della politica o per rilanciare l'occupazione attraverso adeguati investimenti nel settore pubblico. Questi famosi "tecnici" sembra che Keynes non sappiano nemmeno chi sia. Fatalmente ci porteranno ad una riedizione del 1929. Fatalmente ???

No se il popolo italiano si ribellerà pretendendo l'introduzione di una moneta nazionale parallela che rendi certi i salari e ci restituisca la sovranità nazionale. Non è un'utopia. Ricordate che quando venne introdotto l'euro, per alcuni mesi ci fu una circolazione parallela con le lire ? Dunque è possibile. Si tratta solo di invertire il processo: dalla lira all'euro, adesso dall'euro ad una nuova moneta. In caso di crollo poi, ci sono altre soluzioni estreme, come quelle adottate in Germania negli anni della Repubblica di Weimar quando l'inflazione raggiunse livelli esponenziali e per comprare un dollaro servivano tre miliardi e ottocento milioni di marchi, prima che venisse introdotta una nuova moneta, il rentner Mark, il marco rendita, nelle varie città tedesche le varie amministrazioni introdussero delle monete locali che salvarono i cittadini. Nel cassetto della mia scrivania ne ho un'intera collezione. Sono a disposizione di chi desideri vederle. Dunque, se quando vengono scoperti gli usurai, si procede al loro arresto e il debito viene annullato, perchè lo stesso non deve valere per le banche ? Che siano nazionali o internazionali poco importa. Quello che deve essere fatto, va fatto. Per questo ci sono buone argomentazioni per dire che il debito non va pagato.

Chi ha investito i propri euro nei titoli di Stato italiani potrebbe averli indietro con il corrispettivo valore di una nuova moneta italiana. Chi ha investito in titoli stranieri si arrangia. Come si sa, la Borsa è tiranna. Chi gioca in Borsa sa quel che rischia e non ha diritto di socializzare le perdite. Come cittadini che vivono di stipendio, siamo stanchi di pagare per tutti. E allora, questa è la nostra proposta: Il ritorno veloce ad una moneta nazionale. Saremmo l'avanguardia di un cambio di rotta. In questi giorni ricorre il centenario dell'affondamento del Titanic. Se chi guida la nave non riesce a guardare oltre il proprio naso e ha deciso di andare a sbattere contro l'Iceberg, noi abbiamo il dovere di impegnarci per far cambiare la rotta. Ne va del nostro destino, di quello dei nostri figli, della nostra Italia.

Nicola Cospito
Ufficio Politico Movemento Nazional Popolare

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