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Politica Nazionale

Rivolta nel carcere di Enna - Aldo Di Giacomo (F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP.), altro che fulmine, le cause sono note

Di Redazione ASI 5 Luglio 2026 – 07:25 2 min di lettura

 (ASI) “La rivolta in corso nel carcere di Enna è la nuova riprova che lo Stato ha perso il controllo degli istituti penitenziari. È stato sufficiente il pretesto dell’impossibilità di contatti telefonici tra detenuti e famiglie per scatenare le violenze e le distruzioni per almeno 200 mila euro di danni che pagheranno i contribuenti italiani”.

Così dichiara in una nota il Segretario del Sindacato della Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che aggiunge: “abbiamo, inutilmente, messo in guardia su quanto si sta profilando in questa estate “caldissima” nelle carceri perché a pesare sul clima afoso che in alcune celle supera i 40 gradi è la crescente tensione per le mancate risposte alla diffusa emergenza carceraria. In queste ore siamo certi si scoprirà che il sovraffollamento delle carceri, che ha raggiunto livelli sino al 150% in alcuni istituti, insieme al sottodimensionamento degli organici del personale penitenziario e alle carenze infrastrutturali sono le cause reali rispetto a quella formale del fulmine che ha danneggiato le centraline telefoniche. Secondo i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 31 maggio 2026, nel carcere di Enna erano presenti 214 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti: 47 persone in più rispetto alla disponibilità prevista, con un tasso di affollamento di circa il 128 per cento. A livello nazionale, al 31 maggio 2026 nelle carceri italiane erano presenti 64.741 persone, un dato vicino ai 65mila detenuti richiamati dal sindacato. Sebbene il Pnrr non prevedeva uno stanziamento specifico per l'edilizia carceraria, il Piano Nazionale complementare aveva inizialmente stanziato 132,9 milioni di euro, poi ridotti a 107,6 milioni e specificamente 70,89 milioni per i padiglioni delle carceri per adulti e 36,68 milioni per strutture della giustizia minorile e di comunità. Alla fine del 2025 risultavano pagati circa 43 milioni. Sono dati – evidenzia Di Giacomo – che spiegano le reali responsabilità del Governo e dell’Amministrazione Penitenziaria che si ripercuotono sulla popolazione carceraria e sui servitori dello Stato sempre in prima linea a fronteggiare le rivolte e a rischiare l’incolumità personale”. Per Di Giacomo: “in questo primo scorcio d’estate che le alte temperature nelle carceri rendono la vita più difficile per detenuti e personale penitenziario, ci sono tutti gli elementi per pensare che l’estate 2026 sarà la più problematica di sempre con le aggressioni agli agenti che hanno toccato il 700 per cento in più, le violenze e rivolte in crescendo, i suicidi aumentati in pochi giorni e già 31 a cui aggiungere 77 morti per altre cause, sequestro di sostanze stupefacenti del 200 per cento in più e di telefonini del 180 per cento in più. Solo il Ministero e il Governo continuano a negarlo e a ricevere ricorsi della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell'Uomo) contro l'Italia ritenendo che lo Stato italiano in più casi abbia violato i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Per non parlare dei diritti dei servitori dello Stato costretti quest’estate anche a 12 ore di turni massacranti di lavoro”. 

Nota della Redazione

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