Ceccarelli: «Lo Stato forma professionisti laureati, poi li costringe a svolgere attività che potrebbero essere affidate ad altre figure. Così si disperde il patrimonio più prezioso del Servizio sanitario nazionale»
(ASIi) Roma – «Da anni il dibattito pubblico si concentra sulla carenza di infermieri. È un problema reale, ma non è l'unico. Esiste un'altra emergenza, molto meno visibile e altrettanto grave: il modo in cui vengono impiegati gli infermieri che già operano ogni giorno negli ospedali, nei servizi territoriali e nelle strutture sanitarie italiane.
Lo Stato investe nella loro formazione universitaria, richiede aggiornamento continuo, master, competenze specialistiche e responsabilità sempre più elevate. Poi, nella pratica quotidiana, una parte rilevante del loro tempo viene assorbita da attività amministrative, logistiche e organizzative che potrebbero essere svolte da altre figure professionali. È uno spreco di competenze che il Servizio sanitario nazionale non può più permettersi»,. Lo dichiara in una nota Maurizio Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA – Sindacato Professioni Sanitarie.




