(ASI) Dopo l'avvio del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d'Attesa 2026-2028, il tema torna nuovamente a popolare l’agenda politica italiana e ad alimentare il confronto politico; nelle ultime settimane Governo, Regioni, associazioni civiche e opposizioni, hanno intensificato il dibattito sull'efficacia delle misure già adottate e sulla necessità di incrementare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale.
Al centro del confronto politico si trovano due aspetti strettamente collegati: il primo riguardante il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, mentre il secondo riguarda la conseguente capacità dello stesso di garantire tempi di accesso alle prestazioni compatibili con i bisogni dei cittadini. Il Governo rivendica gli interventi introdotti attraverso il decreto-legge n. 73 del 2024 e il successivo Piano Nazionale di Governo delle Liste d'Attesa 2026-2028, mentre le forze di opposizione sostengono che senza un incremento strutturale delle risorse economiche e del personale sanitario, sarà difficile ridurre in maniera significativa i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.
Con la Conferenza Stato-Regioni dello scorso 11 giugno, è stata raggiunta l'intesa sul nuovo Piano nazionale, un documento di indirizzo che definisce le linee guida che Regioni e Province autonome, dovranno applicare nei rispettivi territori entro 120 giorni. Tra gli obiettivi indicati figurano il miglioramento dell'accesso alle prestazioni, il rafforzamento del monitoraggio e una maggiore uniformità dei servizi sul territorio nazionale, attraverso la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha sostenuto che i primi dati raccolti dalla piattaforma mostrerebbero un miglioramento delle prestazioni in 16 Regioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il nuovo sistema di monitoraggio rappresenta il primo strumento nazionale capace di fornire una rilevazione uniforme dei tempi di attesa. Le opposizioni invece contestano i risultati, sul piano qualitativo riguardo all’efficacia del Servizio sanitario nazionale, e chiedono un incremento del Fondo sanitario nazionale, sostenendo che la riduzione delle liste d'attesa sia strettamente correlata alle nuove assunzioni, a maggiori investimenti e a un rafforzamento della medicina territoriale-locale.
Da una parte dunque, il Governo sostiene che gli strumenti introdotti stiano iniziando a produrre degli effetti misurabili, dall'altra invece le opposizioni, le Regioni e le associazioni, continuano a sostenere che il superamento strutturale delle liste d'attesa richieda un rafforzamento delle risorse economiche, dell'organico sanitario e dell'organizzazione dei servizi territoriali. In mezzo i cittadini senza paracolpi, costretti ad attendere mesi per ottenere diagnosi e procedere alle cure.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia




