(ASI) Nel 2025 recupero dell'evasione record (36,2 miliardi). Le aree più infedeli al fisco per propensione sono Calabria, Puglia e Sicilia. Per impatto, invece, Lombardia, Lazio e Campania. Gli evasori sottraggono all'erario 107 miliardi all'anno.
In vista della scadenza fiscale del prossimo 30 giugno, gli imprenditori italiani dovranno versare all'erario 22,9 miliardi di euro. E' uno degli adempimenti più impegnativi dell'anno. Tra il pagamento dell'Ires dell'Irap e dell'Irpef il nostro sistema produttivo deve reperire quasi un punto di Pil. Riuscire a trovare queste risorse non sarà semplice. In una fase in cui molte imprese devono fare i conti con una liquidità sempre più limitata, non si può escludere che numerosi contribuenti scelgano di rinviare il versamento al prossimo 30 luglio. Una possibilità consentita dalla normativa, ma che comporta – ad eccezione di molte microimprese - un aggravio dello 0,4 per cento sull'importo dovuto. A dirlo è l'Ufficio studi della CGIA.
- L'Ires è l'imposta più gravosa
Giugno si conferma, ancora una volta, uno dei mesi più pesanti dell'anno sul fronte fiscale. A pochi giorni dalla scadenza prevista per martedì prossimo, infatti, molti imprenditori sono alle prese con la difficile ricerca delle risorse necessarie per far fronte agli adempimenti tributari. Per questo motivo, lo scorso 22 maggio è entrata in vigore una misura che consente alle attività economiche soggette agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), con un fatturato non superiore a 5,1 milioni di euro, di effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi entro il 20 luglio senza alcuna maggiorazione. In alternativa, il pagamento potrà essere effettuato entro il 19 agosto applicando una maggiorazione dello 0,8 per cento. Si tratta di un provvedimento[1] di grande rilevanza per milioni di piccolissime attività e lavoratori autonomi interessati dagli ex studi di settore, che tuttavia non estende i suoi effetti a tutte le altre categorie imprenditoriali. Pertanto, entro il 30 giugno le casse dello Stato dovrebbero incassare complessivamente 22,9 miliardi di euro. La quota più importante arriverà dall'Ires, l'imposta sul reddito delle società di capitali, che dovrebbe garantire un gettito di 15,8 miliardi. A questi si aggiungeranno 5,1 miliardi derivanti dall'Irap, 1,8 miliardi dall'Irpef e altri 209 milioni dalle addizionali regionali e comunali Irpef (vedi Tab. 1). Queste stime sono state elaborate dall'Ufficio studi della CGIA.
- Siamo al 5° posto in UE per pressione fiscale
A livello europeo i contribuenti più tartassati sono i francesi: nel 2025 la pressione fiscale si è attestata al 46,1 per cento del Pil. Seguono la Danimarca al 45,5, il Belgio al 44,2, l'Austria al 44,1 e l'Italia al 43,1. Se tra i nostri principali competitor commerciali solo i cugini transalpini subiscono un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registrano un livello nettamente inferiore. Se in Germania il peso fiscale sul Pil è al 41,8 per cento (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi). L'Irlanda, invece, è il paese con il peso fiscale più contenuto e pari al 21,4 per cento. Il tasso medio nell'UE27, invece, è al 40,7 per cento, 2,4 punti in meno della nostra media nazionale (vedi Tab. 2).
- Evasori: sempre più incalzati dal fisco
Nel 2025 l'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Entrate – Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all'evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita (vedi Graf. 1): tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44 per cento grazie, in particolar modo, all'applicazione della compliance fiscale[2], allo split payment[3], alla fatturazione elettronica e all'invio telematico dei corrispettivi. Queste misure hanno indotto una serie di contribuenti – tra cui gli evasori seriali, chi riceveva i pagamenti dallo Stato per un servizio o una prestazione lavorativa resa e poi non onorava il pagamento dell'Iva e, infine, i professionisti delle cosiddette "frodi carosello"[4] - sono stati indotti a ravvedersi. Certo, il lavoro da fare rimane ancora molto, ma le misure messe in campo in questi ultimi anni stanno riscuotendo un ottimo successo.
- L'evasione è di 107 miliardi di euro
Secondo il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), l'evasione fiscale in Italia ammonta a 107 miliardi di euro[5]. In buona sostanza la percentuale di evasione (vale a dire gli euro sottratti al fisco ogni 100 incassati) è al 12,1. Analizzando la propensione all'evasione, le differenze territoriali sono molto evidenti. La regione più "infedele" al fisco è la Calabria che presenta una evasione pari al 20,4 per cento. Seguono la Puglia con il 18,5, la Sicilia con il 18 e la Campania con il 17,9. Per contro, la regione con il tasso di fedeltà fiscale più elevato d'Italia è la Provincia Autonoma di Bolzano che presenta un dato del 7,9 per cento. Se misuriamo l'evasione in termini di impatto (ovvero in valore assoluto), la regione che sottrae le maggiori risorse all'erario è la Lombardia: il mancato gettito ammonta a 17,7 miliardi. Seguono il Lazio con 12 e la Campania con 9,8 (vedi Tab. 3).
- L'infedeltà si combatte con l'uso più efficiente delle banche dati
Per contrastare in maniera sempre più efficace l'evasione fiscale non è necessario aumentare indiscriminatamente il numero dei controlli, ma utilizzare in modo più intelligente e mirato l'enorme patrimonio informativo già a disposizione dell'Amministrazione finanziaria. L'incrocio delle banche dati, l'analisi dei flussi finanziari e l'impiego di strumenti digitali avanzati consentono di individuare con maggiore precisione le situazioni che presentano elevati profili di rischio, ottimizzando l'attività di verifica e riducendo al contempo gli adempimenti per i contribuenti corretti. Secondo le valutazioni dell'Agenzia delle Entrate, i fenomeni sui quali è necessario concentrare maggiormente l'azione di contrasto sono diversi. Tra quelli maggiormente a rischio si segnalano le frodi IVA, che continuano a sottrarre ingenti risorse alle casse pubbliche, l'utilizzo indebito di crediti fiscali inesistenti o non spettanti e la percezione irregolare di contributi, incentivi e aiuti economici pubblici. Particolare attenzione dovrà essere riservata anche ai casi di fittizia residenza fiscale all'estero, adottata al solo scopo di sottrarsi agli obblighi tributari italiani, nonché all'occultamento di patrimoni e attività finanziarie oltreconfine[6]. Si tratta di comportamenti che alterano la concorrenza, penalizzano imprese e cittadini onesti e riducono le risorse disponibili per finanziare i servizi pubblici. Per questo motivo, secondo l'Ufficio studi della CGIA, l'utilizzo strategico dei dati rappresenta oggi una delle leve più importanti nella lotta all'evasione fiscale.
[1] Decreto Legge n. 89/2026
[2] Prassi introdotta con la legge n° 190/2014 in base alla quale l'Agenzia delle Entrate con apposita comunicazione informa il contribuente su possibili irregolarità invitandolo a verificare e a ravvedersi, incentivando così l'assolvimento spontaneo degli obblighi tributari e favorendo l'emersione spontanea delle basi imponibili.
[3] Detta anche scissione dei pagamenti, è una forma di liquidazione Iva. Questo provvedimento prevede che, nei rapporti tra aziende/professionisti e la Pubblica Amministrazione, sia quest'ultima a trattenere e versare l'imposta relativa alla transazione. Questa procedura, diventata operativa a partire dal 1° luglio 2017, devia dalla regola generale secondo cui l'Iva viene addebitata in fattura al cliente e poi versata alle casse dell'Erario dal fornitore impone invece che sia la Pubblica Amministrazione a farlo direttamente.
[4] E' un'operazione fittizia o inesistente che avviene tra varie società in UE appositamente create a questo scopo. Questo tipo di illecito termina nella richiesta di rimborso Iva non spettante.
[5] L'ultimo dato disponibile è riferito al 2023.
[6] Audizione del Direttore dell'Agenzia delle Entrate e dell'Agenzia delle Entrate – Riscossione, Avv. Ernesto Maria Ruffini, Senato della Repubblica 6ª Commissione Finanze e Tesoro, Roma, 27 febbraio 2024, pag. 12. Queste fattispecie di evasione in larga misura sono state richiamate anche nel 252° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza (Il Sole 24 Ore, "Dalle frodi Iva ai falsi crediti: 1 milione di interventi", mercoledì 24 giugno 2026, pag. 5).




