(ASI) “L’Italia è altamente dipendente dalle importazioni di materie prime: circa il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero e la spesa per importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro nel 2025.
Sono alcuni dei numeri che escono fuori dall’ottavo Rapporto sull'Economia Circolare in Italia 2026, presentato durante la Conferenza Nazionale sull'Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in sinergia con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea. Che realtà è l’Italia ad oggi? Un paese dalla delicata vulnerabilità, che riguarda in particolare metalli e materie prime critiche (litio, cobalto, terre rare, nichel, rame). Realtà che non è solo un dato economico, ma una vulnerabilità strategica che influenza prezzi, occupazione, innovazione e autonomia tecnologica. Cosa fare, pertanto? A nostro giudizio, non esiste una soluzione univoca: bisogna combinare misure di breve termine (diversificazione fornitori, scorte strategiche) con interventi strutturali (riciclo, R&D, filiere nazionali). In questo modo si potrebbe affrontare una sfida complessa ma gestibile, come quella di alleggerire la dipendenza dell’Italia dalle materie prime estere: tutto questo richiede visione strategica, investimenti mirati e una combinazione di misure di breve e lungo periodo. Puntare sul riciclo, diversificare le fonti, sviluppare capacità industriali e sostenere l’innovazione, ad esempio, sono passi concreti per trasformare una vulnerabilità in un’opportunità di valore aggiunto e resilienza industriale”.




