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Vi riportiamo alcune reazioni del mondo poltico relative alle ricette liberiste per la Fiat prospettate da Marchionne.

 

 Landini  (Segretario Nazionale Fiom): "Da Marchionne tante balle". Non si è fatta attendere la reazione di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, alle parole dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. In una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano e al Manifesto, Landini commenta così le parole di Marchionne: "Mi ha infastidito sentire tante balle. Ma la cosa più preoccupante è che ancora oggi non è possibile conoscere il vero piano industriale Fiat. Quali sono i nuovi modelli in produzione, dove verranno fatti, con quali obiettivi? Intanto si continua con la cassa integrazione. Chi si ricorda che Fiat ha già chiuso Termini Imerese?".
Marchionne, tra le altre cose, è tornato sulla vicenda dei tre operai di Melfi, accusati di aver bloccato la produzione durante una manifestazione. "Marchionne parla di anarchia? Parla di una situazione che non esiste", e ancora: "La Fiat non riceve aiuti pubblici? Il Lingotto li chiede in Serbia, in Polonia, negli Usa". Per Landini l'obiettivo, nemmeno più tanto nascosto, sia che la Chrysler diventi la vera proprietaria del gruppo. E Torino una provincia". Per quanto riguarda le attività della Fiom, il segretario generale spiega: "Riuniremo il Comitato centrale l'8 novembre per dare continuità alla manifestazione del 16 ottobre. Lo sciopero generale va convocato entro l'anno".
 fonte (www.rassegna.it).

L'Onorevole  Andrea Lulli (PD): "Marchionne venga in commissione Attività produttive per chiarire la situazione attuale della Fiat e i progetti per il futuro. Non è più possibile assistere al continuo dibattito sugli organi di informazione senza che il Parlamento non sia coinvolto". Lo dice Andrea Lulli, capogruppo Pd in commissione Attività produttive che durante la seduta della commissione di oggi ha fatto richiesta dell'audizione dell'amministratore delegato di Fiat. "La questione Fiat - prosegue Lulli - è una delle questioni nevralgiche dell'apparato produttivo italiano. È inaccettabile che il governo sia del tutto assente. In questi giorni abbiamo assistito alla totale latitanza del ministro Romani e alle continue dichiarazioni di Sacconi il cui unico interesse sembra essere quello di dividere il sindacato e il Paese. È ora che i temi della politica industriale siano portati al centro della iniziative del Parlamento. Per noi il futuro dell'industria automobilistica italiano è importante per difendere il lavoro italiano e i lavoratori italiani, che peraltro hanno retribuzioni basse e rappresentano un punto di forza dal quale non si può prescindere. Un'impresa come la Fiat non è una questione privata di qualche imprenditore o manager ma è, prima di tutto, patrimonio dei lavoratori che vi operano e allo stesso tempo una ricchezza dell'Italia intera. Per questo chiediamo che venga coinvolto il Parlamento".

L'Onorevole  Massimo Donadi (IDV): "Marchionne e quella parte della politica che lo sostiene, cercano di scaricare solo sui lavoratori i deficit strutturali del Paese, e la buttano in "caciara", impedendo una discussione seria sui problemi. Se è così che pensano di affrontare il tema della competitività delle imprese italiane, siamo rovinati". Lo afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.  "Il sistema impresa in Italia" aggiunge Donadi - sconta un innegabile grave deficit di competitività. Tante sono le cause a partire dalle gravi carenze infrastrutturali del paese, alla mancanza ormai ventennale di una seria politica industriale, alla burocrazia e all'eccessivo carico fiscale sul lavoro. Ma anche la sottocapitalizzazione delle imprese e la conseguente inadeguatezza di investimenti e  ricerca sono cause primarie. Anche alcune rigidità del sistema dei rapporti sindacali sono tra le cause del deficit di competitività del sistema d'impresa, ma sicuramente sono tra le meno significative.  Per questo il tentativo di Marchionne e di tanta parte della politica italiana di scaricare tutte le colpe su lavoratori e sindacati è soltanto un goffo tentativo di autoassoluzione, eludendo ogni riflessione sulle responsabilità pluridecennali della classe dirigente italiana".
Marco Reguzzoni (Lega Nord alla Camera): "Quelle di Marchionne sono parole che rendono evidente la necessità per il nostro Paese di procedere velocemente verso riforme che rendano competitivo il nostro sistema economico. Spiace però che a pronunciarle sia il rappresentante di un'azienda, la Fiat che ha ricevuto da Prodi regali come l'Alfa di Arese - sigla che sta per Anonima lombarda fabbrica automobili - un patrimonio ora disperso. Marchionne dovrebbe ricordarsi che anche Fiat vuol dire Fabbrica italiana automobili Torino…".
L'Onorevole Francesco Storace (La Destra) ricorda che le scelte di Marchionne arrivano «dopo decenni durante i quali la Fiat ha fatto pagare agli italiani i debiti e la cassa integrazione». Per Storace si tratta di un «colpo di mano». dopo che i politici italiani non avevano capito «quanto fosse in gioco con la vicenda di Pomigliano, che la Fiat ha utilizzato per tastare il polso al governo e ai sindacati».

Commento In definitiva una cosa positiva emerge ed è il fatto che l'intervento di Marchionne abbia suscitato aspre critiche trasversali. Non sarebbe il caso di tradurre  in parlamento e in qualcosa di positivo il dissenso manifestato? Perchè non si fa una legge a tutela dell'aziende e dei lavoratori italiani? Altrimenti avremo assistito demagogicamente solo a tante belle parole senza alcun costrutto. Ossia all'ennesima occasione persa per far  veramente qualcosa di politicamente corretto a favore della nostra Nazione e del popolo italiano.

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