(ASI) "La risposta del Commissario europeo Michael McGrath alla nostra lettera dello scorso maggio conferma la fondatezza delle preoccupazioni che avevamo sollevato sul recepimento della Direttiva contro le querele temerarie in Italia. Bruxelles riconosce che il problema esiste, conferma che continuerà a monitorarlo e annuncia che queste criticità saranno valutate anche nel prossimo Rapporto sullo Stato di diritto che la Commissione pubblicherà a luglio.
Nella lettera inviata alla Commissione avevamo denunciato due questioni fondamentali. La prima riguarda il ritardo dell'Italia nel recepimento della Direttiva europea. La seconda riguarda il rischio che il governo si limiti a una trasposizione minimale, lasciando senza tutela la maggior parte dei giornalisti e degli attivisti colpiti da azioni giudiziarie abusive. Sul secondo punto la risposta della Commissione è molto chiara. McGrath ricorda che i Trattati europei consentono all'Unione di imporre obblighi giuridici soltanto per i casi con implicazioni transfrontaliere. Ma aggiunge che la Commissione sta chiedendo agli Stati membri, Italia compresa, di andare oltre il minimo previsto dalla Direttiva e di estendere le garanzie anche ai procedimenti nazionali, civili, penali e amministrativi. È esattamente ciò che sosteniamo da mesi. Se le tutele non vengono estese ai casi interni, dove si concentra la stragrande maggioranza delle querele temerarie, il rischio è svuotare la Direttiva della sua efficacia concreta. Perché l'Italia può permettersi di superare la scadenza del 7 maggio senza aver ancora recepito la Direttiva? La Commissione non annuncia iniziative immediate, ma afferma che non farà sconti e che farà rispettare le norme europee qualora fosse necessario. È un richiamo politico che il governo Meloni farebbe bene a non sottovalutare. Siamo di fronte all'ennesimo ritardo dell'Italia su un tema cruciale per la libertà di informazione. Era già accaduto con lo European Media Freedom Act. Ora accade di nuovo con la Direttiva contro le querele temerarie. Mentre giornalisti, attivisti e difensori dei diritti continuano a essere esposti a cause intimidatorie e richieste risarcitorie sproporzionate, il governo continua a rinviare. La libertà di stampa non si difende a parole. Servono norme efficaci e tutele reali. Continueremo a vigilare affinché l'Italia recepisca rapidamente la Direttiva e lo faccia nel modo più ampio possibile. Oggi sappiamo che le nostre preoccupazioni sono condivise anche dalla Commissione europea". Lo dichiara in una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Partito Democratico ed europarlamentare.



