(ASI)L’operazione militare su larga scala in Venezuela condotta dagli Stati Uniti nei giorni scorsi, è culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e con il suo trasferimento negli Stati Uniti per rispondere alle imputazioni penali relative alle accuse di traffico di droga e altri reati. Evento, unico nella storia recente per il coinvolgimento diretto delle forze armate di una potenza in territorio straniero per rimuovere un capo di Stato in carica, ha avuto immediatamente ripercussioni politiche a livello internazionale, e anche in Italia ha inevitabilmente aperto un dibattito tra le varie forze politiche italiane.
L’esecutivo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha adottato in particolare una linea favorevole all’azione statunitense. L’azione è stata infatti interpretata come una sorta di legittima difesa, in relazione alla minaccia alla sicurezza nazionale statunitense e internazionale, legata al narcotraffico. La premier ha inoltre precisato, che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, monitora costantemente la situazione, al fine di tutelare i propri cittadini residenti in Venezuela.
Di diverso avviso, il segretario del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha definito grave l’azione militare statunitense, criticando la mancanza di un chiaro fondamento di diritto internazionale e l’assenza di un mandato delle principali istituzioni, come l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa critica si fonda su un principio ampiamente adottato nel diritto internazionale, secondo il quale l’uso della forza contro uno Stato sovrano è consentito solo in condizioni molto ristrette, in particolare in risposta a un’aggressione armata comprovata o su uno specifico mandato del Consiglio di Sicurezza ONU. Analogamente, anche altre forze politiche d’opposizione hanno sollevato dubbi sulla violazione della sovranità nazionale venezuelana, considerandola una possibile aggressione che oltrepassa ampiamente la minaccia del narcotraffico.
Nel complesso dunque, la reazione della politica italiana all’azione statunitense in Venezuela riflette una frattura netta tra maggioranza e opposizione su principi di diritto internazionale e sulle interpretazioni strategiche che ne deriverebbero. La maggioranza ha sostenuto la versione ufficiale americana che inquadra l’operazione come risposta difensiva a minacce ibride, mentre l’opposizione ha posto l’accento sulla necessità di un rispetto più rigoroso delle norme internazionali.
Tensioni e interpretazioni contrastanti, in realtà sia registrano sia a livello europeo e globale, dove si confrontano visioni divergenti sulla legittimità e le conseguenze di un intervento militare diretto volto a rimuovere un capo di Stato eletto, con implicazioni alquanto delicate sul mantenimento di un equilibrio geopolitico e di un ordine internazionale.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia



