Irpef, salari, pensioni: sale la tensione tra Governo e organizzazioni sindacali

(ASI) - Sale la tensione attorno alle politiche fiscali e del lavoro in Italia. Le principali sigle sindacali quali CGIL, CISL e UIL segnalano che alcune misure contenute nella prevista manovra economica per il 2026 rischiano di risultare troppo favorevoli a fasce reddituali medio-alte e imprese, lasciando scoperti lavoratori e pensionati con redditi più bassi.

In particolare, uno dei punti più contestati riguarda la riduzione annunciata dell’aliquota della IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) dal 35 % al 33 % per chi percepisce un reddito compreso tra circa 28.000 e 50.000 euro. Secondo i sindacati, tale riduzione risulterebbe inadeguata per le fasce più basse e rischierebbe di accentuare le disuguaglianze che ogni giorno tendono sempre a essere più marcate.

La CGIL denuncia il fenomeno del fiscal drag, in cui a causa dell’inflazione, gli scaglioni e le detrazioni dell’IRPEF, imposta sul reddito delle persone fisiche, non vengono automaticamente aggiornati, per cui un reddito nominalmente più alto rispetto all’anno precedente finisce per essere tassato in modo più gravoso puramente per effetto dell’inflazione. Il sindacato sostiene che i salari e le pensioni sono stati erosi dalla dinamica inflattiva senza che vi fosse una contro-misura adeguata nella manovra fiscale. La CGIL afferma che tra il 2022 e il 2024 questo effetto ha sottratto circa 25 miliardi di euro a lavoratori e pensionati.

Parallelamente, la CISL ha avviato una campagna di mobilitazione denominata “Il Cammino della Responsabilità”, che si articola in assemblee, manifestazioni territoriali e una manifestazione nazionale a Roma. Lo scopo dichiarato è promuovere un “Patto Sociale” fondato su salari più elevati, rinnovi contrattuali, sostegno ai pensionati, investimenti sociali e riduzione del carico fiscale per il ceto medio.

In risposta, il Governo, attraverso comunicati ufficiali, ha confermato la volontà di varare la manovra includendo la riduzione dell’aliquota Irpef, incentivando maggiormente le imprese che reinvestono gli utili, e aggiungendo ulteriori misure specifiche a favore delle famiglie. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti difende la manovra sottolineando di aver aiutato il ceto medio, con il taglio di 2 punti percentuali, respingendo al mittente la definizione di manovra in favore dei ricchi. La necessità di tutelare i conti pubblici in un contesto internazionale così complesso è sicuramente importante, ma anche eseguire scelte fiscali e del lavoro efficaci, per un’equa redistribuzione della ricchezza è sempre una priorità.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia

Foto AI Sora su input Carlo Armanni

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