Manovra, Istituto Friedman: logica meramente contabile priva di visione economica liberale

(ASI) Roma,   - “La nuova legge di bilancio si presenta come una manovra stabilizzante ma di corto respiro, priva di una visione autenticamente liberale. Pur riconoscendo la necessità di mantenere equilibrio nei conti pubblici, il provvedimento appare schiacciato da una logica meramente contabile, senza alcun tentativo di riformare strutturalmente il rapporto tra Stato, imprese e cittadini. In un momento in cui servirebbero coraggio e innovazione per ridurre l’intervento pubblico e liberare risorse produttive, la manovra perpetua un modello statalista che frena la competitività e l’iniziativa privata.

Le misure fiscali e contributive introdotte sono limitate e frammentarie, incapaci di generare un effetto moltiplicatore sulla crescita. Manca una vera riduzione del carico fiscale e una riforma complessiva della spesa pubblica che restituisca libertà economica ai cittadini e agli imprenditori. Le imprese, in particolare, non trovano incentivi strutturali per investire o assumere, ma solo micro-interventi condizionati e dirigisti. È il segno di una cultura economica che diffida del mercato e continua a considerare lo Stato come il motore primario dell’economia. La cosiddetta “rottamazione quinques” è l’ennesima dimostrazione della confusione normativa e della scarsa credibilità amministrativa del sistema fiscale italiano. Presentata come misura di semplificazione e di equità, finisce per creare nuove disuguaglianze e disincentivi. Premia chi dichiara ma non paga, penalizza chi commette errori formali e ignora completamente il problema dell’evasione sistemica spesso frutto dell’eccessiva pressione fiscale. Inoltre, il meccanismo punitivo della decadenza dopo due rate mancate mostra un approccio repressivo, non riformatore, che scoraggia la compliance e vanifica lo spirito stesso della pace fiscale. Il vero nodo è la gestione pubblica dei crediti fiscali. Lo Stato continua ad accumulare cartelle inesigibili, bloccando miliardi di euro in un limbo amministrativo e negando ai contribuenti qualsiasi via d’uscita sostenibile. Come proposto da più voci liberiste, tra cui il nostro Istituto, la soluzione passa per una cartolarizzazione dei crediti fiscali gestita da soggetti privati specializzati, capaci di offrire rateizzazioni più lunghe, tassi più equi e una gestione realmente efficiente che porta a maggiori ricavi per le casse pubbliche. Questo modello, ampiamente sperimentato in altri Paesi, rappresenterebbe un cambio di paradigma: dallo Stato esattore inefficiente al mercato come strumento di equilibrio e razionalità. In sintesi, questa manovra non solo manca di coraggio in senso liberista e liberale, ma consolida la dipendenza del sistema economico dall’intervento pubblico. Il risultato è una finanziaria che non libera energie, non favorisce gli investimenti privati e non restituisce fiducia a chi produce e paga fin troppo. Fino a quando lo Stato continuerà a diffidare dei privati, l’Italia resterà intrappolata in un modello di stagnazione e burocrazia, incapace di valorizzare le potenzialità del proprio mercato. Non ci sono particolari elementi di innovazione rispetto alla più generale politica europea, che finora non ha sbloccato alcuna possibilità di crescita. Confermiamo inoltre la nostra totale contrarietà rispetto proposte come la tassa sui cosiddetti “extraprofitti” delle Banche, trovandola una misura populista di stampo sovietico che penalizzerebbe il mercato finanziario e soprattutto i correntisti italiani. L’Istituto Friedman rimane assolutamente disponibile ad un confronto costruttivo e su proposte concrete in occasione dei prossimi passaggi parlamentari.”
É quanto affermano nella loro analisi il Prof. Dario Peirone e il Prof. Ezio Stellato, rispettivamente Direttore generale e Direttore per le Politiche fiscali dell’Istituto Milton Friedman Institute.

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