Nursing Up commenta la proposta della FNOPI di un nuovo percorso magistrale in Cure Primarie e Sanità Pubblica. “Tutti specialisti, nessuno riconosciuto: il paradosso della sanità italiana”.

Il sindacato: "In questo modo non si crea innovazione: si valorizzino le competenze che già esistono, e si immaginino, finalmente, responsabilità professionali innovative e di elevato profilo, con doveroso inquadramento dirigenziale, per i laureati magistrali clinici"

(ASI) Roma – «Innovazione vera significa costruire su basi solide, non creare figure professionali in assenza di ruoli, funzioni e contratti chiari». Così il sindacato Nursing Up commenta la recente proposta della FNOPI, che prevede l'introduzione di un nuovo percorso magistrale in "Cure primarie e sanità pubblica", da affiancare a quelli clinici già in fase di definizione.

Secondo il Presidente Antonio De Palma, è forte il rischio di moltiplicare etichette professionali senza una visione d'insieme: «Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di duplicazioni, ma di ruoli definiti e riconosciuti. Esistono già gli infermieri di famiglia e comunità, con percorsi formativi normati dalla legge 43/2006 e attivi in prima linea nella sanità territoriale. Creare ora nuove figure con compiti sovrapponibili significa solo alimentare confusione e alimentare tensioni tra professionisti».

Il paradosso – denuncia Nursing Up – è che mentre si ipotizzano nuovi profili, mancano all'appello almeno 40.000 infermieri di famiglia e comunità per realizzare gli obiettivi del PNRR, e il fabbisogno formativo degli infermieri di base viene addirittura ridotto nella bozza ministeriale 2025: oltre 500 posti in meno rispetto all'anno precedente.

«Si ipotizzano soluzioni futuristiche mentre si tagliano le gambe al presente. Dove troveremo le risorse per affrontare l'ondata di cronicità e l'invecchiamento della popolazione, se non tra i professionisti già formati e pronti?» – incalza De Palma.

La posizione del sindacato: chiarezza nelle funzioni, coerenza nei percorsi

Nursing Up ribadisce il proprio sostegno ai percorsi magistrali clinici, ma solo se accompagnati da un inquadramento contrattuale e professionale coerente.

«Non possiamo accettare che chi completa una laurea magistrale venga relegato ancora nel contratto di comparto. Si tratta non solo di una lesione della dignità professionale, ma di un ostacolo allo sviluppo di competenze complesse necessarie per affrontare le sfide sanitarie future».

Il sindacato chiede un inquadramento in un'area professionale  dirigenziale per i laureati magistrali, sul modello di quanto già avviene per altre professioni sanitarie.

«Senza ruoli nuovi, senza responsabilità nuove, senza un progetto professionale che impatti seriamente sull'archetopo organizzativo, si rischia di generare solo precarietà e frustrazione. E chi ne paghera'  il prezzo finale è il cittadino, destinatario di un servizio sempre più frammentato e inefficiente oltre ai colleghi con laurea magistrale, oggi esclusi da percorsi professionali coerenti con la loro elevata  formazione, rischiando di diventare i grandi dimenticati della sanità pubblica"».

 Stop ai ruoli-fotocopia: la sanità ha bisogno di integrazione, non di competizione

Secondo Nursing Up, la sanità moderna ha bisogno di coesione tra professionalità diverse, non di conflitti generati da sovrapposizioni arbitrarie:

«Non si costruisce una sanità migliore creando élite scollegate dalla realtà. Serve programmazione, serve visione. Serve rispetto per chi è già operativo nei territori con anni di esperienza e con titoli di specializzazione già previsti dalla normativa».

Il sindacato lancia un appello chiaro alla politica e agli ordini professionali: non si può innovare demolendo l'esistente.

«Riconosciamo il valore dei nuovi laureati magistrali, ma assegniamo loro funzioni realmente nuove, responsabilità avanzate, ruoli integrati e di sistema. Solo così potremo costruire una sanità territoriale forte, solida e centrata sui bisogni reali della popolazione», conclude De Palma.

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