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Politica Nazionale

Fabriano: nasce il primo Forum contro la delocalizzazione e la desertificazione produttiva

Di Redazione ASI 17 Maggio 2025 – 13:26 2 min di lettura

L’assemblea sarà sabato 17 maggio, con lavoratori dipendenti, commercianti, partite iva e liberi cittadini. Atteso, in collegamento l’intervento di Marco Rizzo. 

(ASI) In un momento durissimo per le prospettive occupazionali del territorio fabrianese, arriva il primo Forum contro la delocalizzazione e la desertificazione dei territori. L’iniziativa, organizzata da Democrazia Sovrana e Popolare Ancona, che si svolgerà sabato 17 maggio, a partire dalle 16:00, alla Sala Ubaldi (Via dei Cappuccini 19, Fabriano), coinvolge, in forma assembleare, sigle sindacali, lavoratori dipendenti, commercianti, partite iva che hanno a cuore il lavoro ormai “neutralizzato”, sostengono gli organizzatori, da una conduzione delle dinamiche economiche dominata da speculazione finanziaria, vincoli esterni, e invadenza dei mercati internazionali. Tra gli ospiti, oltre ad Andrea Loccioni (DSP Ancona), Fabio Pasquinelli (Avvocato, esperto in Diritto dell’economia), Claudio Rossetti (Responsabile Territoriale Sindacato FISI), Mauro Bartolozzi (Presidente Ass. Commercianti Fabriano in Centro). La scelta del titolo dell’iniziativa è indicativa: “Il caso Fabriano. Per il lavoro, contro il capitale senza frontiere” . In collegamento esterno, è atteso l’intervento di Marco Rizzo (coordinatore nazionale di Democrazia Sovrana e Popolare)
“Una globalizzazione selvaggia e dissennata, fondata soltanto sul profitto, afferma Andrea Loccioni (coordinatore Provinciale di DSP Ancona) sta causando profonde fratture nella struttura socio-economica che si estende dalla città al suo hinterland. La storia recente di Fabriano - continua Loccioni - è quella di una piccola città che, a partire dal dopoguerra, si trasforma da centro agricolo ad importante polo industriale dell'elettrodomestico, combinando il bisogno della popolazione di progredire nelle proprie condizioni di vita con lo spirito imprenditoriale degli attori locali. Tra gli anni Settanta e Ottanta si afferma il comparto collegato delle cappe aspiranti, settore in cui Fabriano diviene egemone in Europa. Negli anni Novanta il nuovo dogma dell’apertura priva di tutele ai nuovi mercati, l’insufficienza d’investimenti in ricerca e sviluppo, le protezioni politiche che spingono ad un atteggiamento conservativo di alcuni grandi gruppi, sono fattori che introducono un’era di crisi bancaria e una vera cesura tra interessi extranazionali e le esigenze economiche e sociali dell’intera area. Della vecchia Fabriano resistono alcune grandi aziende e qualche piccola impresa sganciatasi dalla filiera del bianco, ma in un contesto di profonda depressione e crisi di identità dei fabrianesi, alle quali si vanno ad aggiungere le più recenti politiche delocalizzatrici di resa ai mercati e di perdita di importanti marchi. Occorre una vera alleanza dei produttori che coinvolga lavoratori e ceto medio impoverito in una riscossa pragmatica capace di offrire soluzioni concrete oltre le politiche inefficaci di destre e sinistre immobili”.

Nota della Redazione

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