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(ASI) La bolla dell’inchiesta sulla Città dei Ceri che andava avanti da mesi nel quasi totale disinteresse dei media, è scoppiata ora pubblicamente nella incredulità di tutti, un fulmine a ciel sereno che ha lasciato l’opinione pubblica stranamente sbalordita per la inconsueta platealità dei modi a cui l’ Umbria non è abituata, ma anche fiduciosa che quanto accaduto sia l’inizio di un processo volto a riportare moralità e trasparenza nell’esercizio della cosa pubblica, una nuova stagione di verifiche e controlli di cui le Amministrazioni Umbre necessitano urgentemente.

E’ quanto ha manifestato il Segretario regionale de LA DESTRA Stefania Verruso, che ha atteso la definizione dei capi di imputazione che hanno portato all’arresto di ORFEO GORACCI ex Sindaco di Gubbio e vice Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, prima di sbilanciarsi in una analisi.

La gravità delle accuse, non tutte manifestate in prima battuta, continua la Verruso, ci inducono ad aprire una profonda riflessione politica sia rimanendo strettamente legati ai fatti in se che hanno generato l’arresto di una Giunta nella quasi totalità, sia analizzando il deprecabile contesto politico generale umbro in cui i fatti sono accaduti.

Ribadendo in prima istanza la gravità e la portata dei reati, vorrei che quanto accaduto fosse messo in relazione a quanto abbiamo assistito mesi or sono con le indagini sulla ASL3 di Foligno, analogo caso di scambio di posti di lavoro dietro ritorno di consensi elettorali, che però, nonostante abbia portato alle dimissioni dell’allora Ass. alla Sanità, nonostante le intercettazioni telefoniche, nonostante l’evidenza di tornaconti economici, ad oggi, non ha visto nessuno dei personaggi coinvolti, dietro le sbarre.

La domanda da porsi è dunque se può essere considerato esclusivo il caso di Gubbio, il caso di Orfeo Goracci esponente di spicco di Rifondazione Comunista, il solo caso in Umbria in cui si è potuto agire in maniera inequivocabile oppure se, con l’arresto, si è voluto individuare un capro espiatorio, un’unica pecora nera che ha gettato fango sul buon governo di una intera regione rossa.

Non può essere privo di significato il fatto che Rifondazione Comunista sono oltre 10 anni che governa in Umbria insieme alla parte della sinistra moderata attualmente identificata nel Partito Democratico, e pertanto non è da ritenersi plausibile pensare che solo nel Feudo rosso per eccellenza si sia potuto accertare senza ombra di dubbio l’esistenza di un sistema clientelare su cui da 60 anni si è retto il potere della sinistra in Umbria, ne può essere credibile che solo nel caso eugubino si sia pervenuti alla determinazione di prove così schiaccianti, senza nutrire il dubbio che ci possa essere il contributo di chi da alleato politico, ha deciso di mettere fuori gioco l’alleato ora diventato scomodo, addirittura animando il chiacchiericco con le accuse di molestie sessuali che richiamano quel Bunga Bunga che tanto ha tenuto viva l’attenzione dell’opinione pubblica mesi fa.

Non vorremmo che anche in Umbria, come purtroppo abbiamo rilevato nella politica nazionale a opera della sinistra più becera, si sia voluta concentrare l’attenzione su un unico caso isolato, gravissimo e moralmente deprecabile dal nostro punto di vista, ma che ha il compito di distogliere l’attenzione dei cittadini da altre situazioni magari più scomode, magari accuratamente da arginare.

Auspicando che la Magistratura possa procedere con la fermezza necessaria in questa e nelle altre azioni intraprese, l’auspicio per noi de La Destra ora è quello di riuscire, unitamente alle forze politiche di centro destra, a mantenere viva l’attenzione su quello che è il vero bubbone della politica umbra, il male che ha portato la nostra regione ad rimanere ingessata nelle maglie della burocrazia e che ne ha impedito lo sviluppo, per giungere con reale determinazione al ribaltamento del governo regionale, per la prima volta dopo oltre 60 anni.

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