Salute, Nursing Up: infermieri in attesa di risposte concrete. È giusto assumere personale dall'estero e rinviare al 2026 piano di assunzioni interno?

Ecco le riflessioni del sindacato, attraverso la voce del Presidente De Palma, a due giorni dalla manifestazione di protesta di Roma e dell'annunciato sciopero.

(ASI) Roma  - Il Nursing Up, Sindacato Nazionale degli Infermieri, attraverso le parole del Presidente Antonio De Palma, riflette sulle recenti dichiarazioni della Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), dott.ssa Barbara Mangiacavalli, in merito al tema dell'assunzione di infermieri stranieri e alle nuove misure in arrivo dal Governo. 

È di certo una disamina doverosa, a 48 ore dalla manifestazione e dallo sciopero del 20 novembre, in uno dei momenti più delicati della storia recente della professione infermieristica.

«Siamo sorpresi e, in qualche misura anche disorientati di fronte ad alcune posizioni della nostra Federazione. Accogliere, quasi come fosse un fatto normale, l'arrivo di 10.000 infermieri dall'India è una scelta che non possiamo dare per scontata, soprattutto considerando il numero di colleghi italiani che lavorano all'estero e che vorrebbero rientrare se fossero disponibili condizioni contrattuali dignitose», esordisce De Palma. 

«Dopo anni di crisi profonda, la professione infermieristica italiana ha bisogno di risposte tempestive e concrete. Ricorrere all'importazione di infermieri dall'estero rischia di essere solo una misura tampone su una ferita profonda», continua De Palma. 

«Temiamo concretamente che si stia facendo troppo poco per affrontare la crisi che viviamo oggi».

Il Nursing Up chiarisce di non avere alcun tipo di preconcetto nei confronti dell'arrivo infermieri stranieri, ma in un delicato contesto come quello italiano è doveroso considerare le possibili difficoltà linguistiche e operative che questi colleghi possono incontrare, e dei correlati problemi comunicativi con le persone assistite. 

Tale risposta, che in passato troppo spesso si è tradotta in una pressione aggiuntiva per gli infermieri che già operano nel nostro SSN, non risolve alla radice la carenza di valorizzazione economica e contrattuale che affligge la nostra categoria, e che è alla base dell'abbandono della professione e della disaffezione dei giovani verso i nostri percorsi formativi.

Non è di secondaria importanza la questione etico-morale, già sollevata da varie organizzazioni internazionali, e che attiene al fenomeno della migrazione di professionisti sanitari da Paesi economicamente fragili verso l'Europa, attratti da migliori condizioni economiche, lasciando i loro sistemi sanitari già in difficoltà.

È una realtà di cui si è parlato anche durante l'incontro sulla salute globale "AHAIC 2023" a Kigali, in Ruanda, e che è stato ripreso dal giornale britannico The Guardian, con testimonianze di rappresentanti delle associazioni africane e asiatiche degli infermieri. 

Questi hanno espresso preoccupazione per l'uso del "potere economico" da parte dei Paesi ad alto reddito, che attraggono forza lavoro sanitaria da contesti più vulnerabili, a scapito della stabilità dei loro sistemi sanitari.

La FNOPI, da parte sua, ha evidenziato, e ben venga tutto ciò, l'importanza di adottare regole certe per l'assunzione di infermieri stranieri, come la verifica dei titoli e della competenza linguistica. 

«Tuttavia, questa posizione, incalza De Palma, non cancella le preoccupazioni degli infermieri nostri iscritti, che si chiedono perchè il Governo stia dando priorità all'assunzione di risorse estere, mentre il piano di assunzioni degli infermieri italiani è stato posticipato al 2026. 

Dove sono le risposte a questi colleghi? È realistico pensare che un'indennità di specificità, pur aumentata in Manovra, ma tristemente ed incomprensibilmente rateizzata nel tempo, possa bastare per restituire serenità e dignità professionale?».

«Inoltre, benché misure, come ad esempio la detassazione, possano rappresentare un primo passo, manca ancora la sostanza concreta: la nostra professione soffre di salari bassi, carichi di lavoro pesanti, mancato riconoscimento del carattere usurante e condizioni di sicurezza non garantite; e l'impressione è che il Governo stia drammaticamente rimandando le soluzioni reali».

De Palma prosegue sostenendo che i professionisti infermieri sentono il bisogno di un sostegno deciso e di rappresentanze che, nel rispetto dei propri ruoli, siano pronte a farsi carico con decisione delle loro istanze, soprattutto in un momento delicato come questo.

Insomma, gli infermieri si chiedono innanzitutto da che parte sta andando la politica. Se dalla parte di chi vuole costruire un futuro degno per gli infermieri italiani o dalla parte di chi preferisce guardare all'estero, senza affrontare il problema alla radice, valorizzando e dando impulso alle competenze locali.

Guardando alla FNOPI e al suo ruolo, poi, va ricordato che la Federazione, attraverso il coordinamento degli Ordini, ha la grande responsabilità del presidio istituzionale della qualità dell'assistenza e della tutela dei professionisti. Tra i suoi compiti vi è la tutela del cittadino-utente, in linea con l'articolo 32 della Costituzione italiana, e il sostegno alla crescita professionale degli infermieri iscritti all'albo. 

Nel rispetto di questi ruoli istituzionali, noi auspichiamo che la Federazione possa, più che mai in questo momento storico, efficacemente contribuire a sensibilizzare il Governo, affinché adotti le misure incisive che i nostri colleghi chiedono, e per tutelare il benessere e la serenità di una professione da cui dipende direttamente la qualità dell'assistenza ai nostri cittadini.

In vista della manifestazione e dello sciopero del 20 novembre, De Palma invita tutti i professionisti infermieri a un momento di riflessione e di azione comune, per riaffermare il valore e la centralità della professione infermieristica in Italia.

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